| Omelia (25-09-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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L'intervallo della solitudine Nella parabola narrata dal vangelo odierno c'è un piccolo lasso di tempo, potremmo definirlo quasi un intervallo, che ci rivela a mo' di flash la caratteristica di questo Padre nel tempo di oggi, nel nostro presente. E' la sua Solitudine. Un figlio gli ha risposto di sì, ma adesso non c'è; un altro gli ha detto di no, e intanto non si fa' vedere: questo Padre, oggi, è solo, in attesa. E' un Padre abbandonato, in questo presente. E' un Padre in attesa, in balìa della decisione dei figli. E questi figli siamo noi. Con un grande potere: di lasciare il Padre o di seguirlo. I nostri sì e i nostri no contano poco: conta quello che ne facciamo di essi: se li confermiamo o li abbandoniamo, confermando o abbandonando il Padre; e, insieme con lui, anche noi stessi. In effetti, è il tempo di solitudine anche dei figli, quello descritto dal vangelo: i figli, da soli, lontani dal Padre e tra loro, si trovano nel tempo della scelta della nuova identità. Sono gli 'adolescenti spiritualì che scappano o che dicono di sì solo apertamente, e che sono sempre in revisione e in pentimento. E' quindi anche il tempo dell'attesa dell'essere figli, della loro confermazione, della 'cresima' della propria scelta. Siamo oggi chiamati in solitudine e nell'attesa della nostra decisione, a riaffermare i nostri sì o a confermare i nostri no. E' una sofferenza forse anche per i figli, che però, nel tempo presente, rischiano di non vedere al di là di se stessi, di non guardarsi da fuori come effettivamente sono, ma di vedersi solo e soli, da dentro, non guardando al di là del proprio naso. Ecco allora affacciarsi come aiuto, in questo presente fatto di solitudine di Padre e di figli, coloro che possono rischiarare questo momento: gli ultimi, come stimoli per noi a farci ultimi per rivedere le cose prime e più importanti. Ecco affacciarsi al presente i concreti pubblicani e le tante prostitute, che affollando la vigna come lavoratori, richiamati nella loro solitudine dalla solitudine paterna, si sono a Lui accompagnati diventandone la famiglia nel presente: i lavoratori, insieme col Padre, nella Vigna. La solitudine del Padre ci richiama che nel presente ognuno di noi è solo nella decisione ultima e più efficace per far crescere la vigna dell'umanità, e solo accorgendosi della solitudine paterna e sperimentandola, saprà essere in grado di ritornare a lavorare nella vigna con cuore sincero. |