| Omelia (25-09-2005) |
| don Bruno Maggioni |
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Quei peccatori prima di noi Di questa parabola si può fare una prima lettura: non chi dice «Signore, Signore» è vero discepolo, ma chi concretamente fa la volontà di Dio. È il fare che conta, non l'obbedienza apparente, l'entusiasmo facile e inconcludente. Per capire che cosa significhi per Matteo il verbo fare, bisogna leggere il grande affresco del giudizio (25, 31-46). Due i tratti principali: l'universalità («piccolo fratello di Gesù è qualsiasi bisognoso) e la concretezza del prendersi cura dei bisognosi di ogni genere, anche stranieri («ero straniero e mi avete ospitato»). Ma questa prima lettura non ci porta ancora al centro della parabola, costituito dalla sorprendente affermazione: «Vi garantisco che i pubblicani e le prostitute entreranno prima di voi nel regno di Dio». Qui le parole di Gesù si fanno dirette, passano al voi e coinvolgono i suoi interlocutori e noi stessi. È chiaro che Gesù non intende porre un principio, come se volesse affermare che tutti i peccatori, per il fatto stesso di esserlo, entreranno nel Regno e che, al contrario, nessun giusto potrà entrare. Più semplicemente, Gesù constata una situazione di fatto, che però continua a ripetersi e che, in ogni caso, deve farci fare un esame di coscienza. Ecco la situazione: Gesù ha incontrato uomini giusti e praticanti e lo hanno rifiutato, e ha incontrato uomini della strada e lo hanno accolto. Di fronte a questa situazione possibile i cristiani devono riflettere, e comprendere che anch'essi – per primi – hanno bisogno di conversione e di perdono. La prima direzione della conversione è sempre verso se stessi. È bene che ciascun cristiano (e anche la comunità) si ponga una domanda: come è possibile che tanti credenti di fronte a proposte evangeliche concrete si tirano indietro e ostacolano proprio quei tentativi che dovrebbero essere loro stessi a suscitare? Così – per fare un esempio – c'è chi crede nella carità evangelica, nella fratellanza cristiana, ma poi – inspiegabilmente – sostiene concezioni che sono l'opposto. Oppure, ci possono essere cristiani impegnati che, tuttavia, ostacolano ogni concreta iniziativa tesa a rendere la vita della comunità cristiana più attenta ai bisognosi. Tutto questo succede. Ha ragione il Vangelo: la conversione è anche per i giusti, non solo per i giudei. |