Omelia (27-12-2020)
fr. Massimo Rossi
Commento su Luca 2,22-40

La liturgia della Parola si apre con la storia di Abramo, pardòn, Abram: e sì, in questo caso, una vocale fa la differenza! Prima che Dio scegliesse quest'uomo, già avanti negli anni, per diventare capostipite di tutti i credenti nell'unico Dio - Ebrei, Cristiani e Musulmani -, il suo nome era Abram, che in ebraico antico significa "padre di molti". In occasione della "firma" dell'alleanza tra Dio e Abram, alleanza suggellata da un segno cruento sul corpo dell'uomo, la circoncisione, Dio gli cambiò il nome in Abramo: questo mutamento, che può apparire un'inezia - e dal punto di vista letterale lo è! -, possiede invece un alto valore simbolico: l'appartenenza al Signore ti cambia la vita! e dal momento che, nella cultura semitica e non solo, il nome rappresentava la verità più intima dell'uomo, il cambiamento del nome segnalava un cambiamento radicale di vita, prendere le distanze dalla propria storia pregressa e passare definitivamente dalla parte di Dio.
Sulla storicità di Abramo è stato scritto molto: generalmente si colloca intorno al 2000 a.C., mentre il Libro della Genesi, ove si narrano le sue gesta, viene composto 1500 anni dopo, durante l'esilio babilonese (VII-VI sec. a.C.).
Abramo generò Isacco, il cui (unico) merito fu quello di mettere al mondo Giacobbe, un'altra figura paradigmatica nel panorama della storia biblica: Giacobbe fu padre di dodici figli, l'ultimo dei quali Giuseppe, diede inizio alla (drammatica) vicenda egiziana del (futuro) popolo di Dio.
Fine della lezione! Ironia a parte, chi di voi ha letto le avventure di Abramo, di Giacobbe, di Giuseppe e i suoi fratelli, ne avrà certamente subito il fascino. Spero che coloro i quali non conoscessero la storia degli albori della nostra fede - perché di questo si tratta! - assecondino la tentazione di andarsela a leggere. Molto dobbiamo a questi personaggi, umani, umanissimi, tanto nel bene, che nel male, ma anche docili alla voce di Dio. Una docilità della quale mai ebbero a pentirsi.
Tornando alla persona di Abramo, san Paolo lo esalta come l'icona dell'uomo di fede; e con lui esalta il valore universale del dono ricevuto in cambio della sua fede, ben più prezioso della ‘semplice' paternità naturale: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle. Tale sarà la tua discendenza.".
La nascita di Isacco avviene in circostanze analoghe a quella di Giovanni Battista: Abramo e Sara, come Zaccaria ed Elisabetta. L'A.T. annovera anche altri casi di personaggi nati da genitori sterili, o comunque fuori tempo massimo...
Oggi la scienza si è sostituita alla natura, figuriamoci se non si sostituiva a Dio!... è di pochi giorni fa la notizia di una nascita eccezionale, resa possibile impiantando un embrione congelato 29 anni fa... Non è il momento per esprimere valutazioni di ordine morale; non posso tuttavia tacere sul fatto che la maternità, compimento ordinario, naturale, del matrimonio, non è tuttavia un diritto, dal quale possa discendere la pretesa di posterità. Nutro massimo rispetto e piena solidarietà per tutte le coppie di sposi che non hanno avuto la gioia di coronare il desiderio di maternità e paternità. Ma la natura va rispettata e mai forzata! È doloroso da accettare, ma è necessario ribadire che la fede ha una parola da dire anche in questa delicata materia.
Volere un figlio a tutti i costi è egoista, offende il Creatore e offende anche la natura creata.


La Parola di Dio ci insegna che l'abbandono umile e generoso ad una Volontà superiore comincia là dove la vita comincia: e non intendo la vita come ente di ragione, come verità filosofica, o valore spirituale e teologico; mi riferisco alla vita biologica, a questa nostra vita fisica.
Oggi il Vangelo ci insegna anche un'altra cosa: fidarsi di Dio conviene! non è un azzardo, e neppure un cammino alla cieca; fidarsi di Dio è una scelta che a lungo termine porta sempre frutti, e sono frutti buoni, sono frutti abbondanti; forse non quelli che avremmo immaginato e desiderato... Ma non meno preziosi, e certo più utili alla comunità.

Il rito della circoncisione al quale venne sottoposto il figlio di Maria e di Giuseppe non rispondeva solo all'ossequio alla legge di Mosè, ma esprimeva i sentimenti di gioia e di riconoscenza dei due genitori, verso la bontà di Dio, magnanimo, e misericordioso. Bontà, magnanimità e misericordia manifestate anche nei confronti del vecchio Simeone, della sacerdotessa Anna; bontà, magnanimità e misericordia nei confronti di Gerusalemme, che attendeva da due millenni - dai tempi di Abramo - la redenzione.
E infine bontà, magnanimità e misericordia verso tutti noi!

Oggi celebriamo la solennità della Sacra Famiglia, quarto mistero del Gaudio: è la festa di tutte le famiglie... tradizionali e non tradizionali, regolari o di fatto,... Del resto, pure quella di Gesù era una famiglia un po' sui generis. Evidentemente, a Dio piace trasgredire; Dio non è tradizionalista, Dio non fa inutili moralismi, non è allineato al modo comune di pensare, non rispetta le convenzioni; Dio smentisce le aspettative...

Permettetemi un'ultima provocazione: le circostanze del tutto singolari nelle quali era avvenuto il concepimento di Gesù, e la singolarità - anche questa eccezionale! - della famiglia di Nazareth, non impedirono, al contrario, esaltarono l'istituto della famiglia che educa all'amore per Dio e per il prossimo. Ne scaturì la vocazione ad una scelta di speciale consacrazione, destinata a diventare il modello di tutte le vocazioni cristiane. Mi riferisco naturalmente alla scelta di Gesù.
Non è dunque l'ossequio alla Legge, né l'obbedienza alla morale del "si è sempre fatto così"; ma la vita nello Spirito Santo, il vero protagonista della vicenda raccontata da san Luca, a garantire che la Sua volontà sia fatta, come in Cielo, così in terra!