| Omelia (29-11-2020) |
| Michele Antonio Corona |
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Siate sempre pronti a vigilare! Siamo in avvento e iniziamo il secondo anno del ciclo liturgico triennale con un brano di Marco, nel senso di cui gli altri sinottici non riportano il perfetto parallelo. Perciò la parabola del portinaio o dei servi vigilanti è materiale tipico del secondo vangelo. Il richiamo al vigilare è presente in vari scritti del Nuovo Testamento (vangeli, Paolo, Pietro, Apocalisse) con accezioni differenti: Marco lo riferisce in primo luogo ai dodici, affinché siano essi trasmettitori di questo atteggiamento per tutta la comunità cristiana. Ma cosa può significare vegliare in un brano che ci introduce all'avvento e, dunque, ci fa intravedere da vicino il mistero dell'incarnazione? Il brano di Marco è situato al termine del grande percorso verso Gerusalemme e alle porte della passione. L'ammonizione sul vegliare sarà ripetuta poco dopo nel brano del Getsemani, in cui Gesù si rivolge prima a Pietro e poi agli altri due da cui si è fatto accompagnare. Il vegliare corrisponde al non addormentarsi, a rimanere svegli, attenti, pronti. Nel contesto dell'avvento tutto ciò non è negato, ma riveste un sapore particolare che ci viene suggerito dalle altre letture. Nella prima, tratta da Isaia, il profeta interroga Dio sulla sorte del popolo e sul disorientamento del cuore, che si perde in strade che conducono lontano da Dio. Il grido si fa preghiera e invocazione a partire dalla memoria delle opere di Dio per il suo popolo e dal riconoscimento che Israele deve avere nei confronti di Dio, già sentito e professato come padre. Un'importante testimonianza di ciò che Gesù non inventa ma incarna e porta a compimento della profezia e dell'Antico Testamento. Pertanto, il vegliare è inteso come una tensione piena e fiduciosa verso Dio, riconosciuto Padre e Signore, che va incontro a coloro che lo cercano. Il salmo responsoriale declama la gloriosa presenza di Dio attraverso il suo operato, individuato attraverso 4 verbi/azioni: guarda, vedi, visita e proteggi. Una sorta di percorso di riconoscimento e protezione delle pecore del gregge che richiede a Dio stesso l'urgenza della vigilanza. Vigilare non è solo l'atteggiamento richiesto e preteso dall'uomo, ma è lo stesso modo di Dio di curare l'umano, testimoniato anche da Gesù nei confronti dei discepoli e da Paolo riguardo alle Chiese. Ecco, nella seconda lettura rivolta ai Corinzi l'apostolo riconosce il dono di Dio nei battezzati di quella comunità cristiana e a loro rivolge parole non solo di riconoscimento del dono, ma di apprezzamento per l'accoglienza rivolta al vangelo: non vi manca più alcun carisma. In qualche capitolo successivo dovrà insegnare una certa gerarchia dei doni, ponendo al primo posto l'amore vero e autentico.
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