| Omelia (29-11-2020) |
| don Luca Garbinetto |
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Vegliare Vegliare, o figlio, è stare desti pronti e volti ad un futuro, ma col cuore palpitante dentro l'oggi di parole e gesti. Vegliare da protagonisti vuol dire spendere al presente le energie migliori, i talenti ad abitar bene ogni momento. Si veglia a ritmo delle stelle come sentinelle attente con fiamme di speranza accese in vasi d'olio e delicatezze. Le ombre e i raggi della luna scandiscono le veglie: alla sera restando lieti grati al giorno e alle sue conquiste. Poi si entra nelle tenebre, si veglia a mezzanotte, con timore che non si realizzi la venuta dello Sposo; e ci avvolgono paure, guerre, dubbi e anche angosce: si veglia al buio sospirando una Parola che consoli. La terza veglia è l'annuncio che l'Aurora ormai ha prevalso e nella lotta dei contrasti la vita s'accuccia per un nuovo balzo. Si veglia anche al mattino come culmine di un viaggio quando irrompe ormai deciso il fulgore del Figlio nato; vegliare è compimento che quaggiù non è ancora pieno, che però attraversa il tempo, svela il Volto e non lascia soli. Vegliare ormai è comando, è dimorare dentro l'esistenza immensa e fragile che lo Sposo ci ha promesso. |