Omelia (22-11-2020)
Michele Antonio Corona


Il criterio del discernimento non si basa sulle diversità etnico-religiose, ma sulla relazione con il Figlio dell'Uomo che si è reso per primo solidale coi fratelli più piccoli fino alla croce.


Lo scenario presentato da Matteo è ben noto a ogni ascoltatore del vangelo, spesso denominato il giudizio finale. È vero che al tempo di Gesù era viva l'attesa del ritorno del Messia per portare salvezza e pesare il comportamento degli uomini. In questo senso i libri di Enoch (soprattutto il Libro delle parabole 52) paventano il ritorno del Figlio dell'Uomo seduto sul trono a giudicare gli uomini, i re, i potenti e gli eccelsi. In quel testo apocrifo il giudizio è comminato senza criteri etici o dottrinali. I potenti chinano il capo e accettano il giudizio positivo o negativo del Re, Figlio dell'Uomo. Nel brano di Matteo, che non ha paralleli negli altri vangeli, il criterio di verifica è la persona stessa del Figlio dell'Umo. Nel discorso della Montagna si era presentata un'etica del segreto (chiuditi in camera a pregare, fai l'elemosina senza suonare, digiuna senza mostrarti), qui si è giunti quasi all'etica del non saputo. Infatti, sia i benedetti sia i maledetti non sanno di (non) aver fatto qualcosa a qualcuno, riconoscendo in lui lo stesso Figlio dell'Uomo. Si presenta allora un ulteriore cambio di prospettiva rispetto alla convinzione che l'osservanza, anche minuziosa dei precetti, consentiva di ottenere la salvezza per farisei e dottori della Legge. Era certo presente la gratuita iniziativa divina, ma con la necessità di una risposta adeguata da parte del fedele. In Gesù l'accoglienza del dono gratuito diviene ancora più indispensabile per un rapporto trasparente con Dio e coi fratelli. Se sapessi che dando da mangiare-bere-vestire ottengo la benedizione, lo potrei fare per ottenere il premio. Gesù invece afferma che il bene donato (o il bene negato) ha già il suo premio interno: la gratuità. È proprio essa che dà al dono il giusto sapore per chi lo compie e lo accetta. Tutto ciò non può essere calcolato o previsto, ma nasce da un cuore trasparente, da un puro di cuore. Il supplizio a cui sono condannati coloro che non hanno fatto è proprio la mancanza di libertà del dono, la trasparenza dello sguardo, la genuinità dell'azione. Nessuno dei due gruppi sa che il Figlio dell'uomo è (nascosto) tra i destinatari del bene compiuto o negato, eppure il valore dell'atteggiamento è conservato tale. Più che un semplice criterio di verifica finale, è il ritmo del sentire quotidiano, dell'agire, della fede. Una fede senza opere è morta e le opere che non sgorgano dalla carità libera e attenta sono baratto e puro calcolo.