Omelia (15-11-2020)
don Mario Simula
Tutti abili perché disabili

Fissiamo lo sguardo sul "Dio dei Doni". Il nostro Dio, che ci ha pensati, voluti, amati e ci amerà sempre: davanti a Lui siamo soltanto uno stupore senza riserve. Merita che lo guardiamo negli occhi con riconoscenza e non con rancore, come se, confrontandoci alla maniera degli uomini venali e utilitaristici, dovessimo lamentarci perché siamo "senza doni o con pochi doni o con doni che non ci piacciono".

Merita che lo guardiamo con meraviglia, senza invidie per i doni degli altri.

Noi contempliamo negli occhi Dio e gli diciamo un grazie senza limiti perché esistiamo. Esistiamo con le gambe, comunque esse siano, con gli occhi che vedono sempre anche se fisicamente fossero spenti, con le mani che sanno comunque accarezzare, con i piedi che non sono necessari per danzare, ma anche col cuore, con la sensibilità, con le comunicazioni misteriose che ognuno di noi mette in atto.

Dio ci guarda con la tenerezza e il compiacimento di chi conosce ogni nostro segreto. Anche quel segreto che non risulta agli occhi degli altri, eppure rappresenta la nostra ricchezza.

Dio ci ha ricolmato di doni: molti, pochi. I doni che ci accompagneranno fino al suo grembo di Padre.

Doni diversi per ciascuno. Sempre speciali e unici. Non esisterà mai un altro me stesso. Mai.
Perché Dio non costruisce gli uomini e le donne in serie.

Doni per la crescita nostra e di tutti gli altri. Sempre utili all'umanità, a partire da quella che ci è vicina.

A te cinque talenti. A te due talenti. A te un talento.

Secondo le capacità di ciascuno.

Dio mette i suoi "regali"nelle nostre mani perché li mettiamo a frutto.

Davanti a questo atto di fiducia entriamo in gioco noi.

Abbiamo cinque talenti. Possono diventare dieci.

Abbiamo due talenti, possono diventare quattro.

La perplessità viene da colui che ha ricevuto un talento e lo sotterra per paura del "padrone" che ritorna dopo il suo lungo viaggio.

A volte non capiamo la verità più semplice ed essenziale della quale ci parla Gesù: "Chi perde (cioè mette a frutto) la sua vita, la ritrova impreziosita, sempre più feconda, straripante di nuove risorse impreviste, che si richiamano l'una con l'altra".

"Chi conserva (cioè mette sotto terra) la propria vita, tutti i doni ricevuti, le abilità, la capacità di relazione, perde ogni cosa".


A che cosa serve una fortuna in beni e in denaro se li nascondo dentro il muro perché nessuno li trovi?

Tutte queste grazie sono inutili, come se non esistessero. Non servono agli altri. Ciò che è più deludente è che non servono nemmeno a noi stessi. La paura prevale e distrugge ogni cosa, ogni entusiasmo, ogni capacità di rischio, ogni coraggio di mettersi in gioco.

Per chi valorizza i doni, anche nella sua malattia, anche nella sua disabilità, anche nella sua povertà, Dio riserva parole colme di consolazione: "Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".

Ma se abbiamo dilapidato i beni nella grettezza della paura e della pigrizia, rendendoli infruttuosi per tutti, a partire da noi stessi, il Signore riserva parole inflessibili: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso. Tu conoscevi le tue false idee su di me così potenti da costringerti a vivere nel terrore. Non sei stato capace nemmeno di mettere il talento in banca. Ti tolgo il talento. Verrà dato a chi nella sua generosità, saprà farlo circolare pensando al vantaggio di tutti. A te il pianto del tuo cuore misero senza sogni, senza ideali, senza futuro. A te il tuo inferno, quello che ogni giorno ti costruisci con le tue stesse mani infingarde".

Il messaggio è trasparente. Splende come una luce abbagliante. Che tristezza sarebbe lasciarlo cadere nel vuoto.

Una parola ancora occorre dire. Cosa farà Dio a coloro che ritengono buoni, validi, eccellenti soltanto i loro doni e non valorizzano quelli degli altri, per non avere mai concorrenti?

Paolo ci dice che siamo tutti figli della luce e non delle tenebre. Figli del giorno che non appartengono alla notte.

E' davvero vincolante l'invito a non dormire. E' stringente l'invito stare svegli e ad essere sobri, pronti a perdersi per lodare Dio ogni giorno con la nostra vita e i suoi doni.

"Non possiedo doni speciali. Tu vedi con gli occhi, io vedo con le mani e col cuore. Tu hai le tue qualità io possiedo le mie, diverse. Se mettiamo insieme ogni bene siamo irresistibili nell'amore.
Questa è la Chiesa variegata e ricchissima che lo Spirito Santo vuole e ama"
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