Nel comandamento dell'amore c'è la via, la verità e la vita
"In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Per capire come mai usano questa domanda per metterlo alla prova bisogna sapere che allora era scontato per tutti che il grande comandamento era l'osservanza del sabato, perché è l'unico che anche Dio osserva. Questo perché nella Genesi si dice che il settimo giorno, cioè il sabato per il calendario ebraico, Dio si riposò.
Ma se Gesù dice che è l'osservanza del sabato, subito gli domanderanno: "Perché tu non lo osservi?". Da li partirebbe una di quelle discussioni inutili. Gesù lo evita e risponde in un modo inaspettato, sperando di aiutarli a capire il suo messaggio.
"Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Sono concetti che già c'erano nella Bibbia, ma non con questa chiarezza.
Gesù sta parlando a persone che erano state educate all'ubbidienza a Dio e ai suoi comandamenti, e gli propone una dimensione nuova, basata sulla relazione con Dio e con i suoi figli. C'invita ad essere il più possibile a sua immagine e somiglianza, facendo la sua stessa scelta: quella di amare.
Supponiamo per assurdo che ci avesse detto il contrario: Non amare né Dio né il tuo prossimo. Pensa solo ai fatti tuoi. Quale sarebbe il risultato? Un mondo basato sull'egoismo, sporco, violento. E se avesse proposto una via di mezzo: temi Dio e non fare del male a nessuno. Avremmo rapporti basati sul mutuo scambio, cercando sempre un equilibrio tra il dare e l'avere e dove il più debole rimane emarginato.
Amare Dio e il prossimo è molto più costruttivo, e sono due concetti inseparabili. Io ho sperimentato la bellezza del nutrirmi della relazione con Dio, lasciandomi amare da Lui e cercando di ricambiare, con lunghe preghiere. Ma concretamente, come fai a ricambiare se non amando le sue creature? Se comincio un dialogo con Dio Padre, la prima cosa che mi dirà è: "Impara ad amare i tuoi fratelli, e a lasciarti amare da loro".
Se uso Dio come un rifugio, perché non riesco a relazionarmi con gli altri, il Signore, amandomi, mi aiuta prima di tutto ad accettarmi come persona carente e soprattutto bisognosa dell'altro. Dopo m'invita a cercare di costruire una relazione con gli altri da povero, senza provare a dimostrare di essere nulla di più di ciò che realmente sono, e ad accettare gli altri, poveri e carenti, senza pretendere che siano diversi da quello che sono, e imparando ad apprezzare quello che hanno di bello.
Se non ce la faccio, torno a pregare, e lì risperimento l'amore di un Dio che mi ama cosi come sono e mi ridà la forza e la libertà di amare gli altri cosi come sono. Dio è il motore dell'amore. Amandolo ricevo il suo amore, che è una carica vitale per amarmi e provare ad amare. Ecco perché sono due comandamenti inseparabili. Se non amo, che vita faccio?
Amare e lasciarsi amare da Dio e dal prossimo. Questa è la via per essere nella verità e vivere.
Buona domenica.
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