| Omelia (18-10-2020) |
| don Roberto Seregni |
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Tutto è di Dio Dopo le tre parabole sull'accoglienza e il rifiuto di Gesù, il racconto di Matteo ci propone una serie di dispute in cui farisei, sadducei ed erodiani sottopongono al maestro alcune delle questioni più scottanti del momento. Ovvio: a nessuno interessa il suo parere, vogliono solo trovare un pretesto per incastrarlo. I rivali di Gesù sono astuti e orchestrano un tranello malizioso: se il maestro risponde che è lecito pagare il tributo a Cesare, perderebbe la simpatia delle folle e sarebbe accusato d'infedeltà verso il Dio di Israele che è l'unico che deve essere servito (cfr Dt 6,4-13); se risponde che non è lecito pagare il tributo, solleverebbe le autorità romane e l'accusa di ribellione e istigazione delle folle contro il potere. Ma la risposta di Gesù è completamente inattesa e disarmante. Il Rabbí evita brillantemente di scivolare nelle pieghe del tranello, supera la logica dello schieramento e porta i suoi interlocutori a guardare il problema da un altro punto di vista. Cesare ha autorità sulla moneta, perché sulla moneta è impressa la sua immagine. Ma Dio ha autorità sull'uomo, perché l'uomo - ogni uomo - è immagine di Dio. Il potere del sovrano, l'autorità del Cesare di turno, è limitata alla circonferenza della moneta, ma il primato di Dio nella vita del credente è un principio assoluto. Gesù dice che bisogna dare a Dio quello che è di Dio, e tutto è Dio! A Lui dobbiamo ogni fibra del nostro corpo e ogni respiro dell'universo. Ma l'orgoglio e la presunzione ci hanno accecato: ci siamo illusi di essere padroni della storia, attori solitari sul palcoscenico del tempo. Ma è bastato un virus microscopico per metterci in ginocchio, per farci ricordare che siamo fragili, creature perfettamente imperfette. Tutto è di Dio, perché Dio è tutto. Un abbraccio Don Roberto |