| Omelia (25-09-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Il "sì" e il "no" dell'idraulico Mio padre faceva l'idraulico. Quand'era mezzogiorno ed eravamo seduti a pranzo, ecco che spesso accadeva lo chiamassero per qualche intervento o richiesta di lavoro. E lui ci diceva: rispondi al telefono, o alla porta, e dì che non ci sono; oppure: dì che arrivo subito, ma poi non andava e restava ancora con noi. E certo, questo modo di dire gli garantiva il fare pranzo sereno con noi. Qualche volta anche a me succede, ma in versione negativa: sì, sì, dico al mio interlocutore; ma la mia mente, l'anima e il cuore sono rivolti altrove: non ci sono proprio lì, non mi interesso veramente, preferirei non esserci in quel momento. Il mio parlare spesso tradisce quello che sono: io sono colui che non ci sono per chi mi interpella, chiunque sia: scelgo di non essere disturbato, pensando che ho il diritto e il dovere di fare prima le mie cose, non di ascoltare quelle degli altri che mi chiedono qualcosa. Richiamando l'immagine del pranzo, mi par di essere come il ricco epulone/mangione della situazione che sto vivendo per me, e non voglio perciò essere disturbato da nessuno, specie se è per un 'lavorare'. Il pubblicano e la prostituta, invece, vogliono essere disturbati e lo vorrebbero in ogni momento in relazione a quello che sono: hanno sempre la loro porta aperta a chi va da loro: ne vedono sempre e comunque un guadagno, anche quando gli affari e le trattative non vanno a buon fine: l'atteggiamento dell'apertura e del non nascondersi, anzi, si accresce, proprio per poter guadagnare di più. In questo percorso di nascondimento del sè in positivo, per poter vivere il pranzo in famiglia, e di quello negativo, per poter godere della propria realtà senza l'interferenza altrui (la mia grande tentazione), si inserisce quello ambivalente del pubblicano e della prostituta che, richiamati da una parola vera che essi accolgono prontamente e senza esitazioni, da un guadagno che faceva loro perdere la vita passano alla perdita di un atteggiamento della vita, che fa guadagnare ad essi la realtà migliore: 'vedere' quello che bisogna 'credere'. La loro disponibilità smoderata si è trasformata così in accoglienza profondissima, e la loro limitatezza del vedere si è aperta all'infinita visione del credere. Mio padre ha smesso di fare l'idraulico. Ma ha conservato lo stile di quando, seduto al pranzo della famiglia, era chiamato dai clienti assillanti e indiscreti: sa regolare il suo dialogo con estrema e profonda accoglienza in chi incontra, senza mai rimanerne succube; si gestisce in piena libertà e disponibilità di fronte all'altro. Proprio come quei pubblicani e prostitute che, attraverso il loro lavoro, richiamati da un 'cliente', hanno alla fin fine reclamato e recuperato per se stessi la garanzia di tutta la loro vita, quella stessa che attraverso il vangelo oggi richiamano a me: credere, attraverso quello che fai, in quello che sei. |