| Omelia (04-10-2020) |
| padre Antonio Rungi |
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Vigna del Signore risvegliati dal tuo torpore e dalla tua indifferenza La parola di Dio di questa XXVII domenica del tempo ordinario ci presenta tre importanti testi biblici, attinenti al tema della vigna del Signore. La pagina del vangelo è una delle più drammatiche, perché esprime la violenza e l'odio nella totalità dell'espressività umana, che poi diventa disumana. La parabola dei vignaioli assassini ha un suo significato ben preciso, in quanto racconta, in sintesi, la storia del popolo eletto dall'alleanza sinaitica fino alla nuova alleanza, quella portata a compimento da Gesù Cristo nel mistero della sua morte e risurrezione. La vigna di cui parla il vangelo non è altro che il popolo eletto al quale il Signore invia i profeti, definiti servi della parola della speranza e della salvezza, e furono tutti uccisi o massacrati, eliminati in qualche modo, perché richiamavano i potenti del tempo ai propri doveri in ordine alla fede dei loro padri. I massacratori della verità, della giustizia e della fedeltà alla parola di Dio arrivano fino al Figlio di Dio, il Servo dei servi di Javhé, di cui ci parla in anticipo, secoli prima, il profeta Isaia. Stessa, anzi peggiore sorte dei profeti dell'Antico Testamento, spetta proprio a Lui, il Figlio di Dio, l'atteso Messia, condannato a morte e cacciato fuori dalla sua vigna, indicando così il luogo della sua morte in croce, quel Calvario fuori Gerusalemme, la città del grande Sovrano, Colui che era disceso dal cielo e si era incarnato nel grembo purissimo della beata vergine Maria, per salvare l'umanità. Questa storia di sofferenza e croci, trova poi una soluzione nelle versetti ultimi del testo del vangelo di questa 27esima domenica del tempo ordinario, la prima del mese di ottobre, nella quale ricordiamo anche un grande Santo, Francesco d'Assisi, il poverello che fece della sua vita un inno di Lode all'Altissimo e onnipotente Dio. Anche Francesco, nel XIII secolo, fu un grande profeta del cambiamento radicale di quella chiesa che doveva essere ricostruita e rifatta dopo i tanti danni prodotti da essa dai suoi stessi membri. Il Vangelo è molto esplicito sulla sorte futura di quei vignaioli omicidi ed assassini. Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Fa riferimento al giudizio di Dio. E il giudizio non può che essere di condanna. Infatti, il padrone farà morire miseramente quei malvagi e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». Il passaggio delle consegne sarà obbligatorio, in quanto una vigna improduttiva per responsabilità dei vignaioli, cioè di coloro che devono essere a servizio della vigna e lavorare alacremente in essa, non può restare senza frutta e senza cura, perché si inaridisce e muore. Perciò Gesù a conclusione della parabola, decide il futuro della sua vigna, affermando rivolto a coloro che non hanno curata la vigna del Signore che a loro sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. A fare da spartiacque sarà lo stesso Signore che di se stesso dice, richiamando la Sacra scrittura: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi". Quella pietra scartata è Gesù condannato a morte, fuori le mura di Gerusalemme. Sarà Lui il Messia Salvatore a diventare la testata d'angolo per la costruzione del nuovo popolo di Dio, quello dei salvati e quello che accolgono con amore e disponibilità interiore la salvezza operata da Cristo nella sua nuova eterna alleanza sancita con il suo sangue. Di fronte a questo testo evangelico di grande impatto sulla vita della Chiesa anche dei nostri giorni c'è solo da interrogarsi, tutti, senza eccezione di nessuno, fino a che punto sto collaborando per la costruzione dell'edificio santo del popolo che Cristo si è conquistato con lo spargimento del suo sangue? O al contrario sto lavorando all'interno e al di fuori di essa per la sua distruzione e caduta? Ognuno trovi una risposta nel suo cuore. Ma su tutte le nostre promesse e parole, rimane incisiva e incrollabile la parola di Cristo stesso, rivolta a Pietro: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Nulla potrà prevalere contro la Chiesa, anche le tempeste più terribili che ha attraversato e sta attraversando, perché nella barca che si scontra con le varie tempeste dei nostri giorni c'è sempre il Signore e questa la barca della Chiesa non del Papa, dei Vescovi, dei sacerdoti, dei fedeli laici, cioè non è nostra, ma è sua, cioè di Cristo. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Perciò è necessario salire su questa barca e farla approdare con la santità della nostra vita in porti sicuri, dove ad attendere c'è Lui, Gesù.
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