Omelia (25-09-2005)
don Roberto Rossi
Abbiate i sentimenti di Cristo

"Andate anche voi nella mia vigna". Sempre il Signore invita ad essere operai nella sua vigna, nella costruzione e nel servizio al regno di Dio. Ma ci invita ad essere veri operai, non a parole, ma coi fatti, non per un interesse o un prestigio personale, ma per servire davvero i fratelli, come ha fatto Gesù. Gesù è il vero servo di Dio e dei fratelli. Ha impegnato tutta la sua vita e ha dato tutto se stesso per amore. Guardando a Lui, contemplando il suo volto e la sua vita noi possiamo ogni giorno imparare come si costruisce la vita, come si lavora per il Signore e il suo regno, come si realizza la propria missione salvando gli altri.

E' l'apostolo Paolo che in un testo mirabile ci dice di guardare a Gesù e poi presenta tutto il mistero di Lui; Dio fatto uomo, costituito Salvatore di tutti.

"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù". Lui è il Maestro, Lui il modello.

Dice allora S. Paolo: "Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri". Come si pone questo spirito nel contesto della nostra società, segnato tanto spesso e pesantemente dall'egoismo, dal consumismo, da sistemi economici, dove per farsi strada si schiacciano gli altri? Io, nella mia giornata, quanto sono preoccupato e affannato per i miei interessi e quanto cerco e voglio gli interessi degli altri. Certo ci sono anche belle testimonianze in tante persone che fanno volontariato o che ancor prima offrono il loro lavoro con amore vero al prossimo. E anche in queste opere occorre cercare gratificazioni, ma puro servizio agli altri. A volte ci può essere al posto della gratificazione, la delusione, l'incorrispondenza, l'ingratitudine.

"Non fate nulla per spirito di rivalità o di vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso". Mi pare che sia un'indicazione tanto necessaria anche nella vita della Chiesa, quando ci si esamina come si vive in una parrocchia o in una Diocesi, dove ci può essere il rischio di esaltare un proprio ruolo, o il proprio gruppo o movimento, dove non c'è a volte la stima e neanche il desiderio di conoscere gli altri o ci può essere anche il disprezzo degli altri, che pure invece Dio ha impegnato tutto se stesso per darmeli come fratelli. Vivo l'umiltà vera? Come considero gli altri? Sono mai riuscito a considerarli, con gioia, superiori a me, a noi?

Il servizio del cristiano passa attraverso l'umiltà, non solo, ma attraverso l'annientamento. Cristo non presentò il suo essere Dio, ma spogliò e annientò se stesso, si fede servo, si fece obbediente fino alla morte di croce. La strada di Cristo è la strada del cristiano. Solo così posso realizzare la mia opera e la mia missione nel regno di Dio, per la sua gloria, per il bene degli altri, per la mia salvezza. "Per questo Dio lo ha esaltato e lo ha costituito Salvatore e redentore di tutti.

Si possono ricordare tanti esempi di vera umiltà. Pensiamo come si è presentato al mondo la prima sera papa Benedetto, "umile operaio" nella vigna del Signore, mentre chiedeva l'aiuto di tutti per quella grande missione che non avrebbe mai pensato o cercato.

Come sempre quando si tratta di vivere il vangelo, possiamo guardare a Gesù. Lui è il modello. Lui può dire: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore". Lui che ha fatto della volontà del Padre la passione unica della sua vita, sempre. Lui che ha saputo pregare nell'orto degli ulivi e ha saputo santificare l'ora suprema della sua esistenza, l'ora del sacrificio e della morte, quando dice: "Padre, se possibile allontana da me questo calice (questa sofferenza), ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta".
Poteva sembrare che quella morte fosse la fine e invece diventa l'inizio di tutto: il seme che caduto in terra porta molto frutto, la vita che vince morte, il Figlio di Dio che salva l'umanità e l'universo intero, il mondo che è rinnovato radicalmente dalla forza della risurrezione del Salvatore.
Questo è il frutto del "fare la volontà del Padre". Perché la volontà del Padre è il miglior bene per noi; è ciò che di più bello e di più grande il Padre buono ha pensato per ciascuno di noi, per la Chiesa, per l'umanità. E nessuno più di Lui vuole per noi la vita, la gioia, la pace, tutto ciò che di bello e di grande possiamo desiderare.

Anche noi nel Padre Nostro diciamo: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra".
Non devono restare parole. Ma ci impegneremo a vivere secondo il Signore e con un amore grande verso il prossimo nella nostra famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel tempo libero, nelle varie espressioni o situazioni della nostra vita. Questo vale anche per la vitalità della nostra parrocchia. Ci vogliono le riunioni, gli incontri, i discorsi per la formazione, ma poi chi costruisce la vita della parrocchia sono in concreto i catechisti, gli animatori che si mettono a servizio dei ragazzi e delle famiglie, chi si prende cura dei poveri, chi va a visitare i malati e gli anziani, chi è attivo nella liturgia, chi, non solo cerca di non sporcare, ma pulisce la chiesa e gli ambienti, chi rende bella e accogliente la casa della grande famiglia parrocchiale, chi offre la propria disponibilità per qualche attività, perché di possibilità ne abbiamo tante. Altrimenti sono parole, e delle parole non ce ne facciamo niente, quando ci sono delle necessità concrete per il regno di Dio e per il bene delle persone.
Che il Signore ci aiuti ad avere il pudore delle parole, ma a esprimere il nostro amore nei fatti, nella testimonianza, nel rinnovamento della nostra vita secondo l'esempio di Gesù stesso.