| Omelia (25-09-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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I semafori Quanti "semafori" ci troviamo a incontrare sulle strade della vita! Ci indirizzano, ci smistano, ci regolano e ci fanno procedere o attendere, o fare attenzione al pericolo: tutte cose importanti e utili per la nostra 'sicurezza'... Ma questi semafori, essi, non si indirizzano, non si smistano, non si regolano, non procedono e non attendono, e non fanno attenzione ai pericoli: sono automatici. Anche nelle nostre esperienze quotidiane, quanti 'semafori' controllano e dirigono il nostro procedere: ma sono tutte quante, spesso, funzioni automatiche quelle che svolgono a nostro favore. Se il semaforo indica verde, non agiscono come noi di fronte al verde. Se indica rosso, non si fermano con noi e come noi. Se giallo, non stanno attenti come noi. Questi semafori ci fanno fare quello che essi non fanno. Semafori che stanno sempre fermi, che non li si smuove: e da lì, ben fissati al loro piedistallo, dirigono tutto quanto. Succede spesso, dice il vangelo, anche alle persone chiamate a dirigere il "traffico" umano, sociale e religioso: non si spostano di un millimetro, anche se danno occasione agli altri di farlo, attraverso le loro 'funzioni' ormai automatiche. Indicano un "sì" per tutto e per tutti, ma non per sè stessi. Si offrono come semafori, ma essi non seguono alcuna indicazione. Per questo sono semplici automi e freddi congegni elettronici. Non portano nient'altro che una "funzione": esatta, puntuale e precisa, ma nulla più. Ci sono poi, continua il vangelo, dei semafori che sono un "no" a questa situazione, e sono ben diversi. Camminano con noi, ''al verde'': perché non possiedono tutte quelle funzioni così precise e puntuali; ma procedono ugualmente. Con noi e come noi vivono il pericolo e vi pongono attenzione. E si fermano spesso, e ci richiamano a fermare noi stessi. Questi "portatori di segno" sono semafori densi di umanità. Vivono la nostra esperienza non sopra di noi, ma accanto e proprio come noi. Ma la loro indicazione è molto più evidente, proprio perché sono stati tutti richiamati da un'unica luce; e ad essa ora richiamano noi. Dicono di "non" essere semafori, ma lo sono "sì"perché seguono una strada, e lo fanno con decisione e con una continua "inversione e conversione". Non sono tanto precisi, non sono puntuali, ma ci aiutano a "credere" che oltre i freddi e precisi semafori automatici ed evidenti, ce ne sono di quelli appassionati e viventi, che ci stanno ad indicare il cammino verso la strada che rientra, attraverso il loro "no", verso un "sì" più sentito e profondo anche per noi. |