Omelia (25-10-2020)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Mt 22,34-40

Maestro nella Legge, quale è il più grande comandamento? Gli rispose: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti."

Partiamo dal fondo: "Da questi due comandamenti dipendono la Legge e i Profeti." Interessante questa precisazione di Cristo, quasi a voler smantellare quella speciosa discussione che si faceva nelle sinagoghe sia sui precetti da considerarsi "leggeri e/o gravi", sia sulla riduzione della Torah in una regola aurea: le prescrizioni assommavano a ben 613 precetti, di cui 365 proibizioni (una al giorno per un anno...) e 248 prescrizioni, quante le parti del corpo umano, come dire che niente sfugge al controllo di Dio.

Il significato poi di questa ultima precisazione è legato al verbo "krématai" che allude alla immagine di un gancio, o meglio di un cardine su cui ruotare alla luce del perno dei due comandamenti.

Una nota liturgica: questo passaggio evangelico è uno dei pochi brani che la liturgia ci fa leggere in tutti e tre gli anni (Anno A-XXX domenica, Anno B-XXXI domenica, Anno C-XV domenica), a significare quanta importanza dà la Chiesa al "comandamento dell'Amore".

Bene detto tutto questo alla fine vorrei spostare l'attenzione sul verbo amare, che nel testo evangelico di questa domenica è posto al "futuro", cosa che mi ha sempre lasciato perplesso. "Amerai..."ecc." in tutti due versetti citati...."amerai" e perché non AMA, tempo presente, direi quasi "imperativo" che non lascia scappatoie temporali.

"Amerai...", ok appena ne avrò tempo, se mi sarà possibile... e non mi sembra questo lo spirito per amare veramente Dio attraverso la coscientizzazione del proprio Io e dell'Altro, due termini ineludibili primari per amare al presente Dio; cioè l'amore per Dio passa obbligatoriamente attraverso la carnalità (non per niente Dio si è fatto uomo, uomo di carne), attraverso la sensorialità, tant'è che il primo termine non è astratto, spirituale, ma bensì carnale: con tutto il tuo "cuore", cioè qualcosa di vivo, che pulsa, che da vita al mio essere, per poi passare alla elaborazione spirituale (con tutta la tua anima) e che viene elaborata razionalmente dal cervello (con tutta la tua mente), per elaborare lo schema di prescrizioni e precetti sopraddetti, di cui tanti sono ancora mutuati nella nostra attuale Chiesa cristiana.

Quindi l'amare non è qualcosa di "sdolcinato", ma è carnalità vissuta al presente, al momento ogni giorno, attraverso la relazione io+tu=noi, attraverso la gioia, il piacere, ma anche attraverso la sofferenza e il sacrificio umani, che la coppia, la famiglia, la comunità devono vivere nella Parola di Dio e con Dio, tramutandola in gesti di "Amore concreto verso il prossimo".

"Ama" e fa ciò che vuoi...disse Sant'Agostino... AMA al presente e non al futuro, perché è oggi che si vive... domani è un altro giorno.


DOMANDA

Come singolo, come coppia, come famiglia, come comunità, l'amare Dio e il prossimo è sempre un punto interrogativo temporale futuro o vuol essere una "via vitae" della quotidianità presente?


Claudio Righi