| Omelia (18-09-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Alla ricerca dell'eredità perduta Abbiamo "un tesoro custodito in vasi di creta". Questo tesoro incommensurabile, infatti, giace nel nostro cuore, che attende per sè gratificazioni e gioie nel percorso della vita. In questa ricerca spesso frenetica e spasmodica ecco che ognuno di noi rischia di perdere di vista la sua grande possibilità, la sua occasione, l'eredità che già gli viene concessa: vivere e vivificare la Verità. La Verità dell'uomo è il suo vero tesoro. Ogni altro è dispersione. Ogni diritto al lavoro per qualche altro motivo, anche il più sublime e profondo che ci sia, rischia di essere solo dispersione se non ha come obiettivo la Verità. Un uomo vero lavora sempre bene e ottiene bene, per sè e per gli altri. Un uomo non vero spreca l'eredità che gli è data e non è mai contento. Inoltre, il senso del lavorare viene dato solo in rapporto alla crescita della verità del cuore; altrimenti è solo oppressione e scontentezza. La fragilità del percorso del lavoro umano ha, dall'altra parte, un grande aiuto perché tutto divenga forza e stabilità: il Padrone. La sicurezza dell'obiettivo del lavorìo e delle fatiche del cuore è sostenuto dalla certezza della presenza del Padrone che, in verità, retribuisce secondo giustizia. La giustizia, però, non è quella stabilita dalla misura umana: sarebbe solo una sicurezza matematica, sarebbe quindi autosufficienza. Questa giustizia dell'altro: il Padrone, garantisce lasciando che il cuore di creta dell'uomo si trasformi in carne, mantenendo la caratteristica della fragilità e della relatività. Ecco perché il vangelo diventa forza trainante: si immette nella relatività umana creando una relazione sicura e rassicurante tra l'uomo fatto di creta e il Padrone fatto di Verità, tra la giustizia oscurata dal cuore e quella illuminante della proposta evangelica rappresentata dall'altro. Chi si mette in cammino in questa ricerca di eredità/verità che ogni giorno gli è data diventa allora capace - proprio perché sostenuto da questo tesoro - di umanizzare il mondo del sè e dell'altro, instaurando nei fatti e nei dati del creato la sicurezza che niente di questo tesoro andrà mai perduto. Chi è in questo cammino ottiene subito e in proporzione della propria disponibilità concreta il frutto di questa realtà: avere un lavoro sicuro, goderne i frutti, imparare dal Padrone di tutto ad essere, nel proprio piccolo, padrone del proprio io: della nostra "vigna" che anche oggi, ci dice il vangelo, può dare frutto, molto frutto. |