| Omelia (26-07-2020) |
| padre Antonio Rungi |
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Un regno di grande valore spirituale La parola di Dio di questa XVII domenica del tempo ordinario, ultima domenica di luglio 2020, ci presenta, nel Vangelo di Matteo, altre tre parabole, molto sintetiche, di Gesù sul tema del Primo esempio o mini parabola riguarda il tesoro nascosto: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo". Gesù quini paragona il Regno di Dio ad un tesoro di cui nessuno sa nulla, ma lo viene a conoscere, involontariamente un uomo, probabilmente un lavoratore di campo, che trova questo tesoro e invece di fare festa e dire agli altri del bene conquistato, invece lo nasconde gelosamente. Il riferimento al dono della fede, come bene prezioso, da custodire e proteggere è facilmente leggibile in questa pericope del Vangelo di Matteo. Essere custodi premurosi e gelosi, è un dovere di tutti i cristiani che hanno ricevuto, senza cercarlo, questo miracolo d'amore e d'attenzione di Dio nei loro confronti. In questo caso il dono non è cercato, ma trovato per caso. Quanti arrivano alla fede per caso e on per trasmissione o tradizione familiare o locale? Il secondo esempio portato da Gesù per illustrare il Regno dei cieli riguarda un mercante che va in cerca di perle preziose, il quale, trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra". In questo secondo esempio, il protagonista è il mercante di perle preziose che come mestiere e compito è proprio quello di cercare il meglio e il più prezioso. E gli succede quello che ogni ottimo affarista di soldi e guadagni si attende, quello cioè di trovare una perla preziosa che ha un valore inestimabile. Una volta venuto a conoscenza e saputo il valore della pietra preziosa, va vende ogni cosa e compra il bene ardentemente desiderato. Chiaro riferimento sempre al dono della fede, della grazia, che diventa un bene preziosissimo per la persona che vuole vivere in pace e santamente. Il terzo esempio riguardante il regno dei cieli parla di una rete gettata in mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Questo terzo esempio ha attinenza con la fine del mondo, con il giudizio universale, quanto sarà effettuata la cernita da parte di Dio circa quanti operano il bene o in opposizione a lui fanno del mare. Il brano del testo del vangelo di Matteo si conclude infatti con questo evidente richiamo alla fine dei tempi. Allora "verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Gesù si vuole sincerare se i tre ulteriori esempi apportati da lui circa la spiegazione del Regno dei cieli, nella sua fase nativa, di sviluppo e conclusiva nella storia dell'uomo, sono stati compresi e chiede esplicitamente: "Avete compreso tutte queste cose?». La riposta da parte dei discepoli è affermativa. Le conclusioni a questo punto sono ovvie da parte del maestro che insegna agli altri ciò che è buono, giusto ed essenziale. Gesù quindi raccomanda che "ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Chiaro riferimento alla storia della salvezza. Gli scribi sappiamo che erano i conoscitori tecnici della sacra scrittura e quindi esperti nel sapere biblico. I discepoli devono essere appunto come un buon scriba che dal tesoro della fede e della parola di Dio estrae cose antiche e cose nuove, quindi è aperto al messaggio e alla grazia che viene dal nuova religione predicata da Cristo, ma che è continuità e completamento di quanto Dio finora ha operato nel popolo santo di Dio. Lo scriba nella tarda età biblica e nella prima età cristiana, era il dotto ebreo seguace del farisaismo, caratterizzato da un accentuato formalismo religioso. Gesù quindi con questa ultima affermazione vuole entrare nel cuore della vera fede dei discepoli e fare diventare questa uno strumento di continuo rinnovamento e perfezionamento personale ed ecclesiale.
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