Omelia (18-09-2005)
don Marco Pratesi
Una giustizia sorprendente

La parabola è costruita per suscitare sorpresa: che giustizia è quella del padrone che paga allo stesso modo i primi e gli ultimi?
Ricordiamo la preghiera prima delle letture: "O Padre, giusto e grande nel dare all'ultimo operaio come al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra". C'è un richiamo alla prima lettura: la giustizia di Dio è diversa dalla nostra. Dobbiamo convertirci dalla nostra giustizia a quella di Dio.
La giustizia umana è la corrispondenza tra dare e avere.
La giustizia di Dio è la gratuità.
Nel comportamento del padrone della vigna intuiamo l'amore smisurato del Padre, che supera la logica retributiva.
Il Padre non accetta limitazioni al suo desiderio di offrire a ogni uomo la sua salvezza. Non accetta la divisione in primi e ultimi.
"Primi" sono tutti coloro che pensano di avere diritto alla salvezza. Per essi la religione è un rapporto di dare e avere da regolare secondo criteri di giustizia umana; ed è un rapporto nel quale "avanzano" qualcosa da Dio. Da lui vogliono quanto spetta loro; chi vuole lo stesso, lavori quanto loro.
Ma "i primi saranno ultimi e gli ultimi primi". Di fronte al Signore non possiamo presentarci forti delle nostre valutazioni, dei nostri calcoli, ma solo della sua gratuita benevolenza: tutti, primi o ultimi che siamo agli occhi umani, nostri o altrui.
"Allora, invece che lavorare posso starmene tranquillamente con le mani in mano!" Una simile reazione nasce da una visione negativa del servizio a Dio, sentito come un'oppressione alla quale sottoporsi il meno possibile, lo stretto necessario. Preghiamo ancora con la colletta: "Padre, apri il nostro cuore all'intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l'impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino".

All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci converta alla nuova giustizia del Regno, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:
Sapendo che riceviamo tutto come dono dalla gratuità del Padre, preghiamolo come Gesù ci ha insegnato: