Omelia (12-07-2020)
padre Gian Franco Scarpitta
Arrendiamoci alla Parola che è feconda

Diceva P. Pio: "Tu puoi, fratello mio, non credere in Dio; ma Dio non cesserà mai di credere in te." E infatti, qualora Dio dovesse stancarsi di credere nell'uomo e di rinnovare la sua fede in tutti noi, probabilmente saremmo perduti. Per questo Dio ha talmente creduto nell'uomo da volersi fare uomo lui stesso e ha talmente creduto nella nostra vita da assumerla fino in profondità, nulla disdegnando della nostra esperienza e del nostro quotidiano e se c'è una sola cosa in cui non ha creduto, quello è stato il peccato. Non vi ha creduto, beninteso, non perché non ha voluto accettare che il peccato esistesse, ma perché non ha voluto confidare che esso fosse di buon auspicio per tutti noi. E soprattutto Dio avrebbe dimostrato di essere stanco dell'uomo se non ci si fosse rivelato e se non ci avesse comunicato la sua Parola, nella dimostrazione che solo questa può esserci di orientamento e che solo questa può apportare i dovuti frutti in noi. Se la crocifissione è stata per il Figlio di Dio occasione e strumento di espiazione dei nostri peccati, la Parola di Dio è efficace perché noi si possa vincere il peccato in tutte le sue dimensioni e nelle sue sfaccettature. La Parola affronta tutti i mali dell'uomo e non si arrende alle nostre insensibilità e alle nostre refrattarietà. Essa, come spada a doppio taglio, penetra "fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore(Eb 4, 12) e non manca di apportare novità in ogni sua azione, per quanto noi crediamo di non venirne interessati. Tutte le volte che ci mettiamo a raffronto con la Parola di Dio, non di rado abbiamo l'impressione che essa rimanga lettera morta e distaccata, destinata a non portare frutto e a non incidere nel nostro vissuto; in realtà ogni qual volta la si ascolta, soprattutto nella liturgia eucaristica domenicale, essa agisce in noi con rinnovata carica di spiritualità, imprime in un modo o nell'altro la nostra vita, ci avvince e ci trasforma a volte senza che ce ne accorgiamo...Isaia identifica la Parola di Dio a un messaggero che non fa ritorno alla sua base senza aver operato ciò per cui è stato inviato e realizza sempre i propositi del suo emissario. Anzi, il profeta precisa che la Parola nella sua fecondità estrema è capace perfino di dare il seme al seminatore, lasciando intendere che da essa stessa dipendono anche gli strumenti stessi con i quali si lavora e sempre da essa dipendono anche i risultati nell'animo di chi l'accoglie. Si tratta sempre di risultati certi e fruttuosi, anche se non immediatamente evidenti, che non mancano di elevare e trasformare e proprio come il seme, nell'animo umano avviene che la Parola cresce, matura e trasforma in un itinerario progressivo crescente. Perché è importate la lettura almeno periodica della Bibbia? Perché è conveniente la recita della Liturgia delle Ore intesa anche questa come preghiera, meglio ancora se affinata alla meditazione sui Salmi e sui testi proposti? Appunto perché la lettura attenta, costante e ripetuta giorno dopo giorno, purché non banalizzata e non presa alla leggera, accresce l'elevazione dello spirito, apporta rinnovamento nell'intimo e gradatamente trasforma in modo che quello che si legge di volta in volta possa tradursi nella vita attiva. La meditazione e la lectio divina, con l'interrogazione del testo applicato alla propria vita, quando svolte con costanza, dedizione e serietà, non possono non condurci a vivere quello che continuamente leggiamo determinando in noi calma, concentrazione e risolutezza anche nella vita di ogni giorno. Non possono non apportare noi nobiltà d'animo e innovazione interiore che si traducono in concreti atti di bontà e di empatia verso il prossimo. Lo stesso dicasi anche della celebrazione eucaristica preceduta dall'ascolto della Parola e di ogni altro riferimento alla Scrittura stessa. E' proprio vero allora quel che dice SanTommaso: "Dicere Dei est facere". La pazienza con cui Dio dissemina la sua Parola è paragonabile alla costanza del seminatore che Gesù descrive nella parabola odierna, nella quale intende esprimere, a chi abbia la buona volontà di intenderli, i misteri del Regno dei Cieli: il seminatore semina in ogni luogo e il suo lavoro non è mai inutile indipendentemente dai punti in cui si disperde la sua semente: lavora fiducioso instancabilmente e non si arrende alla refrattarietà del terreno. E soprattutto del suo lavoro resta comunque appagato perché il seme, cioè la Parola è sempre fecondo e disposto a produrre.
Ciononostante il ricorso alla Parola non può essere abitudinario al punto da diventare meccanico e consuetudinario, perché in tal caso ci chiuderemmo noi stessi all'efficacia della Parola di Dio e negheremmo che essa possa apportare frutto in noi. Alla valenza del messaggio di Dio occorre corrispondere con l'umiltà dello spirito, l'apertura, la buona disposizione all'accoglienza... in una parola la fede. Non esiste nessun farmaco che sia in grado in se stesso di apportare guarigione e nessuna mappa stradale è mai in grado di farci raggiungere la meta. Se determinati mezzi non si adoperano seguendo le istruzioni riportate, essi non potranno mai produrre i frutti sperati, anche se in se stessi restano sempre efficaci. Parimenti la Parola del Signore non potrà mai realizzare in noi ciò che si propone quando ad essa ci si chiude inesorabilmente persistendo nelle nostre illusorie affermazioni.
Ed è per questo che è quanto mai urgente che parliamo di CONVERSIONE come preambolo alla vera fede: con questo termine si intende l'abbandono graduale di tutto ciò che ci impedisce di riconoscere l'efficacia obiettiva della Parola, la fuga da ogni espediente o da qualsiasi teoria o congettura che screditi la Parola di Dio privandola del proprio valore intrinseco effettivo, la presa di coscienza che solo in Dio e nel suo parlare e agire potremo trarre grande beneficio. La conversione è insomma convinzione profonda della Parola di Dio ed è la condizione fondamentale per la bonifica del nostro terreno. Convertirsi è un modo di convincersi conduce al credere, quindi all'agire per trasformare noi stessi e il mondo che ci circonda. Perché non vanifichiamo l'efficacia del Verbo divino e diamo forza anche alla speranza che resta pur sempre una grande risorsa nella grande molteplicità dei nostri mali.