Omelia (20-11-2005)
don Luciano Sanvito
Il Circo del Battista - rito ambrosiano - 2a d'Avvento anno B

Ed eccoci qui, anche oggi finalmente giunti alla meritata pausa, al nostro "coffee-break" dopo una mattinata - non sarà ancora l'ultima - densa di esercizi, di prove e riprove, di sbagli e correzioni, di fatiche e di speranze...

Se non ci fosse lui a spronarci, a darci per primo l'esempio, a infonderci la volontà di continuare, a richiamarci là dove altrimenti saremmo spesso tentati di adagiarci ancora un poco, ci saremmo persi per strada.

La strada è tracciata, il programma è quasi tutto definito, le cose sono pronte a puntino, e ognuno di noi sa qual è il suo compito, e in quale momento: siamo pronti, in attesa del grande evento, del nostro spettacolo.

Spettacolo che è festa per noi sopratutto.
La gente che verrà a questo poco ci pensa: al fatto che noi siamo contenti della nostra rappresentazione, perché stiamo vivendo insieme un risultato, una festa, un traguardo, e insieme abbiamo maturato tante situazioni che ora, nello spettacolo, vengono dal pubblico suggellate.

Il circo è soprattutto la nostra vita, non è per anzitutto gli altri.
La festa dello spettacolo è sopratutto una realtà che vivifica noi, un cammino nel procedere che riceve uno sprone abbondante, e nemmeno la gente si immagina ciò che la comunità circense in questa occasione sta vivendo nel profondo.

Il circo è energia magnetica positiva e aggregante e attraverso di noi richiama tutti quanti a ciò che lui - anche adesso lo sentite gridare laggiù in fondo, e pare nessuno lo senta - sempre esige per sè e per noi: il meglio.

Il circo ha questa regola: non fare il di più né il di meno di quello che sei.
E ora devo proprio andare: eccolo, che mi guarda come a dirmi: cosa stai lì a perder tempo?

"...Ma ora non sta guardando anche a te?"