| Omelia (28-06-2020) |
| padre Antonio Rungi |
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L'amore totale ed esclusivo verso Dio La parola di Dio di questa XIII domenica del tempo ordinario ci pone di fronte a delle scelte radicali riguardanti la nostra vita e il nostro agire quotidiano. Bisogna avere il coraggio di farle queste scelte, come l'hanno fatto gli apostoli e i discepoli di Gesù, come l'hanno fatto soprattutto i martiri che per amore di Cristo hanno accettato di morire, piuttosto che rinnegare la propria fede o offendere Dio con il peccato. Sostenuti dal vangelo di questa domenica, tutti siamo chiamati ad amare totalmente Dio, prima di ogni altra persona ed affetto a noi caro. I santi che hanno compreso tutto questo, hanno lasciato i genitori, si sono assunti il peso terribile della croce, hanno donato la vita a Cristo e si sono sacrificati sinceramente per gli altri. Hanno aperto il loro cuore all'accoglienza dei profeti e di quanti parlavano e parlano nel nome di Dio, non solo con le parole, ma con l'esempio e la santità della loro vita. Il Vangelo di domenica scorsa ci ricordava che non bisogna aver paura di chi ha il potere di uccidere il nostro corpo, ma piuttosto coloro che hanno il potere di uccidere corpo ed anima e così mandarci nella geenna, cioè nell'inferno. Per non rischiare tutto questo e per non rendere vana la croce di Cristo, è necessario fare coraggiose scelte per la gloria di Dio e la nostra santificazione personale. Questo vuol dire che ci dobbiamo appropriare del messaggio del vangelo di questa XIII domenica del tempo ordinario, per snellire il nostro passo verso la meta finale, che è la salvezza eterna della nostra anima. Non dimentichiamo ciò che disse Gesù ai suoi discepoli, che erano indecisi sul da farsi, se accettare o meno la sequela di quel nuovo profeta, oppure continuare a curare i propri interessi affettivi e familiari, oppure quelli egoistici, tendenzialmente proiettati a salvare la propria vita o pelle a danni della vita e pelle degli altri. Quante violenze a partire sulla vita nascente o appena venuta alla luce. Basta citare una per tutti, a livello globale e numericamente consistente, che è la piaga dell'aborto, che non si riesce a guarire nella mentalità dei senza Dio e anche in chi questa mentalità ce l'ha, ma poi per interessi egoistici si continua ad agire in quell'assurdo modo di difendere la vita, la quale non la si difende manda tutti al patibolo. Gesù ritorna su questo problema e dice con chiarezza espositiva che "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me". Non si può amare se stessi, dimenticandoci di Dio; per cui è più facile amare il proprio io, piuttosto che il proprio Dio, visto che è Iddio, il nostro, che ci è vicino, ci ama e ci perdona, proprio nel mistero della Croce del suo amato Figlio. Come non citare quanto Gesù ha detto con forza ed enfasi: "Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa". Siamo in grado di poter rispondere a tutte queste esigenze del vangelo? Oppure prendiamo sottogamba ogni nostro impegno di vita cristiana. Gesù non ci vuole tiepidi ed indifferente, ma zelanti e coraggiosi nell'avanzare nella vita dell'amore e della carità che si fa vero dono, accoglienza, sacrificio, calvario e martirio per la causa alta della verità che Cristo è venuto a portarci. Quel bicchiere d'acqua che possiamo e dobbiamo dare a chi ci chiede di aiutarlo è un invito ad uscire da noi stessi, dalle nostre avarizie, dai nostri bisogni di possedere sempre di più, per dimostrare di essere grandi solo perché abbiamo e possiamo dare e non perché siamo e come tali spontaneamente e naturalmente ci offriamo con le nostre potenzialità, carismi e talenti a chi ha meno di noi ed ha più bisogno di noi.
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