| Omelia (05-06-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Il ristorante in clausura C'è una "clausura" del cuore che ognuno di noi si porta dentro ogni giorno, nella vita: ognuno ha in sè un mistero profondo che non può essere facilmente violato, neppure dalla violentazione fisica e esteriore. Come dice la stessa parola, questa clausura è una chiusura al mondo e alle persone, ma non per escluderci da essi: ci serve di garanzia per essere rispettati e non invasi nel nostro intimo sentire e nel nostro "centro di elaborazione dei dati della coscienza". Questa intima "centrale" nascosta e impossibile ad essere violata che è la nostra coscienza esige da noi un faticoso lavorìo di revisione e di manutenzione, di aggiornamento e di confronto. E il vangelo ci dice che è il nostro cuore a regolare tutta questa forza immane e profonda di fatica quotidiana, a tal punto che possiamo parlare proprio di un "giogo" pesante e opprimente. Non è forse quello che sperimentiamo ogni giorno, quando dobbiamo programmare i nostri atteggiamenti e regolare i nostri equilibri di fronte alla tempestante provocazione della vita? Ma c'è oggi un messaggio di concreta speranza: c'è in dono per noi una sapienza del cuore, una mappa da seguire, un suggerimento di fronte alle scelte, e questo dono ci permette di alleggerire il cuore. Proprio nella nostra 'centrale di clausurà del cuore, proprio nello scombussolamento e nella fatica quotidiana, proprio lì, nell'oppressione, c'è anche la chiave di una rivelazione che ci è data. Non troviamo questa"chiave" che apre alla speranza perché non riusciamo più a vederla: davanti a noi abbiamo dei veli, delle cataratte degli occhi morali, che sono "la sapienza e l'intelligenza del mondo", cioè quello che il mondo ci ha rifilato come sapienza e intelligenza, che di fatto però ci acceca e ci impedisce di aprire... ...di aprire la porta del cuore a chi ci invita, oppressi, stanchi e affaticati, ad andare al 'ristorante' della verità, a nutrirci di ciò che ci permetterà di gestire, dopo aver 'trovato ristoro per le nostre anime',il giogo della vita. Qualcuno, in nome della verità, anche oggi mi invita a questo ristorante: come distinguerlo? Non guardiamo con gli occhi, ma con il cuore: sentiremo in noi che è giunto il momento di aprire, per trasformare il nostro "giogo" opprimente e pesante in un "gioco"leggiadro e soave del cuore. |