| Omelia (31-05-2020) |
| padre Antonio Rungi |
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Il linguaggio dell'amore unisce il mondo Celebriamo oggi la solennità della Pentecoste, una ricorrenza nella vita cristiana e nella liturgia cattolica molto importante, perché ricorda a tutti noi battezzati e cresimati e consacrati, a vario titolo, nel servizio alla comunità dei credenti, che sugli apostoli e Maria, a 50 giorni della risurrezione di Cristo, discese lo Spirito Santo che li confermò nella loro missione. E' significativo che i testi biblici facciano riferimento a questo momento dell'ufficializzazione della Chiesa, già nata dal costato di Cristo, ci sia presente la Beata Vergine Maria. A conferma che Maria è davvero la Madre di Cristo e come tale è Madre di Do e della Chiesa. Lo Spirito Santo che scende sugli Apostoli per confermarli nella fede e per inviarli nel mondo quali messaggeri di amore, speranza e gioia. Il testo del Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato, non riguarda il momento della Pentecoste, ma il momento del Pasqua di risurrezione. E' il primo discorso del Risorto, una sorta di saluto che il Signore fa ai suoi discepoli prima della sua ascensione. E' il discorso, appunto, dell'arrivederci e non dell'addio, ma comune di saluto che il Maestro rivolge ai suoi discepoli, dopo aver completato il suo insegnamento e la sua esperienza di didattica, non a distanza, a stretto contatto che egli ha portato avanti nel corso del suo triennio di insegnamento, educazione, preparazione alla vita e alla missione. E cosa dice ai suoi discepoli. Giovanni lo sintetizza in alcune espressioni: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Questo brano del Vangelo lo si comprende nella sua giusta portata teologica e pastorale rapportandolo con il testo della prima lettura di questa solennità, tratta dagli Atti degli Apostoli, nel quale si racconta proprio il momento della discesa dello Spirito Santo: "Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua". I frutti della discesa dello Spirito Santo sono immediati e anche riconoscibili. Gli Apostoli si rendono comprensibili a chi parlava altre lingue. Il linguaggio dello Spirito Santo, che è quello dell'amore, unisce e non separa, fa comunione e non divisione. Ecco perché gli Apostoli pur parlando nella loro lingua che avevano appreso, l'aramaico, in realtà, quanti parlavano altre lingue li comprendevano. Si sa che Gesù parlava Aramaico, perché la lingua parlata in Galilea e Palestina all'epoca di Gesù era l'aramaico giudaico palestinese, e probabilmente l'aramaico parlato da Gesù per comunicare con i suoi discepoli era un dialetto galileo caratterizzato dalla presenza di alcune parole in ebraico e in greco, anche se non tutti sono d'accordo riguardo a ciò.
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