Commento su At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31
La liturgia odierna, dopo aver offerto alla nostra meditazione l'annuncio delle donne della mattina di Pasqua, ora, la sera di Pasqua, il Risorto si rende presente e mostra a tutti i discepoli rinchiusi nel Cenacolo le sue piaghe, meno ad uno: l'apostolo Tommaso, perché assente. Di lui l'evangelista Giovanni tratteggia, nel suo vangelo, la figura di in uomo che, per credere ha bisogno di vedere e toccare, un po' come noi che non ci fidiamo molto di quanto ci viene detto. Questa seconda domenica di Pasqua prima del Concilio Vaticano secondo era conosciuta come Domenica in Albis perché i neobattezzati riconsegnavano le vesti bianche, indossate la notte di Pasqua dopo essere stati Battezzati, per tutta la settimana. San Giovanni Paolo II, devoto di santa Maria Faustina Kowalska, a suo tempo, le diede il nome di domenica della Divina Misericordia, ma anche seconda domenica di Pasqua e da qualcuno " la domenica di Tommaso", in quanto è l'apostolo che maggiormente ci rappresenta nel brano del vangelo che, la liturgia odierna offre alla nostra meditazione. Questa è anche la domenica cui Gesù fonda la sua Chiesa e ad essa trasmette i suoi poteri: " Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi...Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi". Questo brano evangelico ci comunica anche un'altra realtà, moto importante per la vita spirituale di ogni credente: lo Spirito Santo è il trait d'union il Risorto e noi, tra il Vivente e la Chiesa.
Quanto è accaduto all'apostolo Tommaso dobbiamo farlo nostro: aspirare a vedere la potenza della resurrezione che si manifesta, nella nostra vita e nelle nostre comunità, col nostro contributo, ma non se noi ci comportiamo da spettatori.
Lacrima lettura di questa domenica è tratta dagli Atti degli Apostoli. San Luca, in questo suo libro, ci descrive le origini della Chiesa dopo la Pentecoste a Gerusalemme. Questa comunità, animata dallo Spirito Santo, non più chiusa nel cenacolo, trae le sua fede dall'insegnamento degli apostoli, i quali comunicano ai neofiti la Buona Novella, che Gesù ha rivelato, durante la sua vita terrena: il Padre ci ama di un amore folle, pur lasciandoci liberi di accettare o meno questo suo amore. Essa si esprimeva in una liturgia domestica fatta di gioia e di condivisione, celebrava il Memoriale del Signore, " tutti insieme frequentavano il tempio". Le nostre comunità in comune mettono poco o niente e pertanto difficilmente diventano segno della presenza del Risorto.
Il Salmista ci fa cantare un canto di gioia e di fiducia in Dio. Con questo Salmo il Salmista ci invita a rendere grazie al Signore perché eterno è il suo amore per noi. Quando siamo nell'angoscia, perché il male ci avvince egli ci salva. Cantando questa salmo, durante l'Eucaristia di questa Pasqua domenicale, noi cantiamo la vittoria di Dio sul male: la pietra che i costruttori hanno rigettato, Lui l'ha trasformata facendola diventare la pietra angola per eccellenza.
La seconda lettura è tratta dalla prima lettera di Pietro. In essa il principe degli apostoli ci fa una catechesi molto semplice ma anche molto profonda sul battesimo. Egli ci dice che, chi crede in Gesù risorto dai morti, è rigenerato nell'acqua del battesimo, che ci mette in cammino verso la salvezza eterna, il cui traguardo verrà raggiunto con l'ultima manifestazione del Signore che noi amiamo senza averlo visto. Perciò dobbiamo gioire anche se nella nostra vita terrena siamo afflitti con varie prove ed esultare di gioia mentre conseguiamo la salvezza della nostra anima. Il mondo odierno attende che noi cristiani manifestiamo con i fatti questa fede che proclamiamo.
Il vangelo di questa seconda domenica di Pasqua è tratto dal quarto vangelo secondo Giovanni e ci riferisce dell'incontro di Gesù con discepoli nel cenacolo, a porte chiuse per paura dei giudei, la sera del giorno primo dopo il sabato. Gesù, subito dopo dona loro la pace e la gioia del Padre, poi quasi a rasserenarli, mostrò loro le mani trafitte e il costato ferito. Subito dopo dice loro. "come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" e " ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Tommaso è l'unico apostolo assente a questo incontro del Risorto con i suoi discepoli. Quando egli si riunì a loro gli diedero la notizia, pensando di farlo felice di aver visto il Signore. È in questa circostanza che Tommaso si guadagnò l'etichetta di Incredulo, perché risponde loro che lui non credere prima non vedrà e toccherà ciò che loro anno semplicemente visto. In questa circostanza Tommaso è il prototipo di tutti noi credenti che camminiamo nell'oscurità di fede. Tommaso ci rappresenta anche otto giorni dopo quando Gesù venne a trovali. Durante questo incontro Gesù invita il discepolo incredulo alla verifica delle ferite ed egli riconoscendo il Risorto con occhi nuovi, comprende chi l'amore di Dio più forte della morte proruppe nel grido: " Mio Signore e mio Dio". Le ferite di Cristo che Tommaso ha contemplato possiamo anche noi, oggi, contemplarli in tante persone che subiscono prepotenze senza potersi difendere. La nostra speranza è posta nell'ultima beatitudine che il Risorto proclama: " Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".
Revisione di vita
- Il dono battesimale che i nostri genitori ci hanno regalato da neonati è ancora per noi una convinta adesione a Cristo?
- In famiglia e in comunità crediamo e viviamo da risorti?
- Accettiamo volentieri le decisioni della gerarchia anche se non concordano con le nostre idee?
Marinella ed Efisio Murgia di Cagliari
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