Omelia (05-04-2020)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Mt 26,14-27,66

Domenica delle Palme...dagli "osanna" si passa al "crucifige"... ossia: un trionfo senza dolore è illusione, come è illusione ogni trionfo che non sia dono di Pace. Ecco per cui, per i cristiani, l'olivo simboleggia la pace, mentre la palma simboleggia il martirio.


E' una lettura difficile quella delle Palme, perché a fronte di un effimero e passeggiero trionfo, con bagno di folla, ci troviamo davanti un lungo e concreto passaggio di vita che inizia con il tradimento di Giuda, passando per un processo farsa, con il tradimento di Pietro, per giungere alla morte, alla morte in croce, voluta da quella stessa folla, manipolata, che poco prima lo osannava.


A fronte di nostre tante nostre lamentele, anche per quisquiglie, possiamo notare che Cristo non si è mai lamentato, se non una volta sola: nel giardino Getsemani. Egli si lamenta, quasi voler cacciare quel dolore impossibile da contenere in sé, tanto da sudare sangue...e sentire la sua anima oppressa fino alla morte, alla morte di croce...senza trovare conforto nei suoi discepoli, che pensano solo a "dormire" nel momento più tragico della vita del loro Maestro.


Ciò fa parallelismo con il brano di Isaia che offre una prima parte che richiama il momento in cui dobbiamo vigilare, essere attenti, essere svegli per saper ascoltare la consolazione anche nel momento della tragedia, sapendo che Lui ci assiste sempre e non vuole la nostra morte come peccatori, ma la nostra "resurrezione" a vita nuova, anche passando dalla sofferenza.


Nel brano di Matteo vorrei porre come riflessione quella domanda provocatoria di Giuda:"Rabbì, sono forse io?" Ecco quante volte con fare "innocente" noi facciamo questa domanda quasi a scaricare la responsabilità di una certa scelta, come dire che in fin dei conti che se lo devo fare è perché in un certo senso vuoi che io lo faccia...quindi...e ci mettiamo la coscienza a posto.


E comunque una riflessione me la sono sempre posta, là dove Cristo dice: "...ma guai a quell'uomo se non fosse mai nato!" quindi che pensare? che era predestinato? che non poteva fare altrimenti? Sembrerebbe visto che l'altra affermazione è: "Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui..."...e dove sta il libero arbitrio di scegliere se ciò era già stato scritto di lui?

A parte queste piccole riflessioni, una cosa ci insegnano le letture: quello di sapersi donare all'altro con la virtù della pazienza, anche quando non si viene ricompensati, anzi osteggiati, derisi, non compresi, cercando di perdonare, sia nella coppia, che nella famiglia, che nella società civile e religiosa.


Infine lo splendido testo della lettera paolina ai Filippesi che esalta la virtù dell'obbedienza fino all'estremo, qualità poco apprezzata oggi in cui spesso si vuole imporre il proprio pensiero.


Pazienza, umiltà, obbedienza, ascolto...questa domenica ci invita a riflettere dentro di noi, a guardarci nello specchio, a vederci nell'altro e chiederci se questo avvicinarmi al mistero pasquale sia solo l'attesa di evento misterioso ed emozionale oppure una conversione profonda e di cambiamento del mio essere veramente cristiano.


La conversione è la nostra resurrezione.


Domanda

- Come singolo, come coppia, come famiglia, come comunità, quanto so accettare la sequela di Cristo pur nella sofferenza e incomprensione da parte dell'altro?


Mariagrazia e Claudio Righi di Pisa