Omelia (10-03-2002)
don Fulvio Bertellini
Il fastidio per chi ci vede

La stranezza di questo brano è la constatazione sorprendente che il miracolo non suscita gioia, ammirazione, lode di Dio, ma diffidenza, ostinazione, rifiuto. Chi ricomincia a vedere dà fastidio. O meglio: chi ha riavuto da Gesù il dono della vista.

La folla
Il cieco guarito provoca sconcerto nella folla, abituata a vederselo in strada come una sorta di arredo urbano. Ora che è guarito è tornato una persona, uno con cui trattare alla pari. E la gente fatica a scrollargli di dosso le etichette, a considerarlo semplicemente un uomo. Più comodo forse addossargli una nuova etichetta, quella di truffatore. Ma la fatica più grande è lasciarsi interrogare sull'accaduto: chi è questo Gesù, per mezzo di quale i non-uomini, le non-persone ritornano ad essere figli di Dio?

I farisei
Il cieco guarito dà fastidio ai farisei. La loro preoccupazione è il rispetto della Legge, particolarmente del sabato. La Legge che viene da Dio, ed è affidata alle mani degli uomini, diventa nelle loro mani un possesso di cui sono gelosi. Dimenticano che la Legge resta un dono di Dio, e non sono più capaci di riconoscere il nuovo dono che Dio fa agli uomini in Gesù. Per loro il cieco è un peccatore, giustamente punito, e non si contempla la possibilità di un cambiamento ("Sei nato tutto nei peccati, e vuoi insegnare a noi?").

I genitori
Perfino ai genitori dà fastidio questo figlio guarito, che attira su di loro l'attenzione indiscreta della folla e dei farisei. I genitori non riescono a mettersi dalla sua parte, vogliono solo sottrarsi al più presto dall'interrogatorio. Anche per loro la domanda su come abbia riacquistato la vista non viene portata alle sue estreme conseguenze. Non interessa loro minimamente conoscere questo Gesù.

Il cieco
Il miracolo per il cieco nato non è la comoda soluzione ad una situazione di disagio, ma è l'inizio di un duro cammino di fede. Era molto più semplice la vita del mendicante. Ora deve affrontare prima la diffidenza della folla, poi l'interrogatorio ostile da parte dei farisei, quindi lo scaricabarile da parte dei suoi stessi familiari, infine di nuovo il colloquio e la rottura con i farisei, che ha per conseguenza l'espulsione dalla comunità. Solo al termine di questo cammino, con cui si libera dai pregiudizi, dalle tradizioni, dal legame interessato con la famiglia, il cieco riacquista veramente la vista, credendo in Gesù.

Gesù
Gesù è colui che manifesta le opere di Dio; se guarisce in giorno di sabato, con un gesto che è quasi una nuova creazione, sembra che lo faccia per completare quello che, per così dire, è rimasto "sbagliato" nella creazione divina. Il legame con il Padre è essenziale nell'agire di Gesù: "dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato". Il miracolo restituisce all'uomo la sua dignità; un primo rischio è che non venga riconosciuto; il secondo rischio, più grave, è fermarsi al segno esterno, senza andare al suo senso profondo: Gesù è l'inviato del Padre, colui che manifesta le opere di Dio. Proprio questo è ciò che i Farisei rifiutano: collegare Gesù con il Padre, ammettere che in Gesù si manifesta la novità di Dio. Lo stesso rischio che corriamo noi, con il nostro cristianesimo ridotto al "fare del bene" al prossimo. Ma se siamo ciechi anche noi, come potremo vedere il prossimo? E come potremo vedere il bene? Prima di questo viene il riconoscere e credere in Gesù.


PRIMA LETTURA
"Tra i suoi figli mi sono scelto un re". Il primo libro di Samuele mostra la trasformazione del popolo da agglomerato di tribù a potenza economica e militare. Il passaggio fondamentale è l'istituzione della monarchia, almeno in parte condannata dalla Scrittura: il popolo che chiede un re non si fida più di Dio solo, e pretende tutte le tutele che solo un capo forte, attraverso un potere centralizzato, può garantire: sicurezza militare, sicurezza economica, sicurezza giudiziaria. Tutti i popoli vicini avevano un re: solo Israele ne era privo. Con la monarchia, Israele si sente "uguale agli altri popoli". Questo ha dei risvolti negativi: innanzitutto la perdita di sovranità di ciascuno rispetto al re: per avere un potere centrale forte, è necessario rinunciare ad una parte delle proprie libertà. In secondo luogo, la sorte del popolo si lega strettamente a quella del re, col rischio che un re infedele trascini nella catastrofe tutto il popolo. Ciononostante, Dio viene incontro alle richieste del popolo, ma si riserva la scelta del re. David è il secondo re, viene scelto direttamente da Dio, e il criterio della selezione non è né politico, né economico, né militare: soltanto un cuore docile per corrispondere alla volontà divina.

SECONDA LETTURA
"Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore". Per gli uditori di Paolo esiste un prima e un poi: prima del battesimo, il tempo della tenebra. Dopo il battesimo, il tempo della luce. Per noi cristiani di vecchia data esiste solo il poi. Per cui ci è difficile dire da che cosa Gesù ci salva, in che modo la nostra vita è trasformata dal battesimo. Ne deriva una coscienza cristiana debole e fragile, privata dell'esperienza della conversione. Il tempo di Quaresima è appunto un invito a tutti a recuperare il valore autentico del Battesimo e della conversione, per noi cristiani di vecchia data, che non lo abbiamo mai conosciuto e che diamo troppo facilmente per scontato.