| Omelia (10-05-2020) |
| don Alberto Brignoli |
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Come se fosse facile... "Non sia turbato il vostro cuore". Mi verrebbe da rispondere: "Beh, hai un bel coraggio anche tu, Signore!" Ci vuole davvero tutta, a chiederci che il nostro cuore non sia turbato... dopo due mesi di angoscianti bollettini delle nostre autorità civili e sanitarie che ogni giorno ci spiattellano in faccia una realtà tutt'altro che rassicurante. Quella che due mesi fa era "poco più che un'influenza di stagione", ora si è rivelata in tutta la sua truculenza come una pandemia assassina capace di uccidere, solo nel nostro Paese, oltre 30.000 persone senza che si possa essere ancora riusciti a trovare una soluzione definitiva, o quantomeno capace di arginare il fenomeno. Abbiamo sconfitto le peggiori malattie anche in tempi in cui non avevamo a disposizione tutti i mezzi che il progresso e la scienza ci hanno abbondantemente regalato in questi anni, e questa "influenza di stagione" non siamo ancora riusciti a sconfiggerla? Non abbiamo mai visto le nostre città e i nostri paesi chiusi neppure durante le due guerre mondiali, e questo microscopico batterio ci sta chiudendo in casa in quarantena senza neppure darci la certezza di poterci sentire al sicuro da ogni forma di contagio? E in mezzo a tutto questo, tu, Signore, ci vieni a dire "Non sia turbato il vostro cuore"? Abbiamo visto portarci via gli affetti più cari in una manciata di giorni senza poter nemmeno loro dire "Ciao" in maniera adeguata, e tu ci dici "Non sia turbato il vostro cuore"? Sì, d'accordo, lo fai per esortarci, per non farci sentire ancor più a terra di quello che già siamo...però, forse, quest'anno sarebbe stato meglio che nella Liturgia della Parola di questa V domenica del Tempo di Pasqua (o XI domenica del Tempo della Desolazione, come sarebbe giusto chiamarla) ci venisse risparmiata la fatica di dover ascoltare queste parole. Che poi, mica finiscono lì: "Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore". Sinceramente, ci sta molto bene anche la nostra dimora qui, e se il numero delle persone che vi abitano fosse rimasto lo stesso, meglio ancora.... "Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi": ma anche no, sai? A meno che tu ci porti in un luogo pieno di vita - di vita vera - e di gioia - di gioia vera - dove le nostre famiglie e i nostri affetti possano ritrovarsi e ricostruirsi. Dai, Signore: ci viene proprio voglia di dirti che, quest'anno, il Vangelo di questa domenica non l'hai azzeccato. Sì, lo so che non è colpa tua: il calendario liturgico è fissato da decenni, la scansione delle letture domenicali pure, e quindi, molto tempo prima di questa brutta storia, e comunque - come spesso capita - sono stati i tuoi uomini di Chiesa, i tuoi liturgisti ed esperti biblisti a collocarti qui, e anche tu devi adeguarti alle loro scelte, ovviamente. Però, magari, gli altri anni la cosa poteva anche funzionare: in genere, erano le domeniche delle Prime Comunioni e delle Cresime, e non c'era neppure bisogno di dirci "non sia turbato il vostro cuore", se non nel senso di fare in modo che l'emozione non giocasse un brutto scherzo ai cuori dei nonni che vedevano i loro nipotini vestiti di bianco sfilare per le vie del paese! Quest'anno, invece, queste parole - scusa se te lo diciamo - stonano. E personalmente mi danno anche un po' fastidio, perché mi sanno tanto di quelle pacche sulle spalle date tanto per tirar su di morale, o di quelle frasi di circostanza stile "condoglianze, mi raccomando, coraggio", che lasciano il tempo che trovano, perché, pochi minuti dopo, il dolore - il nostro dolore - rimane nostro: tutto e solamente nostro. Vuoi farci capire che cosa significa, oggi, questa frase, visto che dovremo ascoltarla più volte, trasmessa da diversi canali televisivi, radiofonici e informatici, e commentata nei modi più disparati? Perché mai dovremmo fare in modo che il nostro cuore non sia turbato, con quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo? Ci chiedi di avere fede in Dio e di avere fede in te, perché - l'abbiamo ricordato prima - "nella casa del Padre vi sono molte dimore". Ma noi vogliamo stare qui, noi vogliamo e dobbiamo vivere qui, noi dobbiamo riprendere la nostra vita qui, noi dobbiamo "ripartire in totale sicurezza" qui, e lo dobbiamo fare in una realtà che, purtroppo, non rassicura nessuno, perché nessuno ci dice "questa è l'unica via da percorrere per lavorare in sicurezza"; nessuno ci dice "questa è la verità, ciò che sappiamo di certo su questa malattia"; nessuno ci dice "questa è la vita che dovremo condurre da qui in avanti per stare bene". Ognuno dice quello che vuole, ognuno fa quello che vuole, ognuno si comporta come vuole, anche al di là di leggi e norme: ognuno si sente medico, capo della protezione civile, commissario straordinario per l'emergenza, presidente del consiglio, ministro dell'interno, presidente della CEI...ognuno di noi è, a seconda delle circostanze e delle convenienze, una di queste figure! Almeno tu, dicci qualcosa di certo, di sicuro, qualcosa a cui credere! Che so io, mostraci la via da percorrere, mostraci la verità delle cose, mostraci che vita ci attende, mostraci almeno il tuo volto e quello del Padre, e questo ci basta perché, quantomeno, il nostro cuore non sia turbato! Quante pretese che abbiamo, vero? Quante domande, proteste, rivendicazioni, richieste, a volte legittime, a volte meno, nei tuoi confronti... Oggi non mi va di spiegare, a chi mi ascolterà o mi leggerà, quello che tu ci vuoi dire con queste parole, da te pronunciate durante l'ultima cena con i tuoi discepoli prima di lasciare questo mondo. Oggi voglio fare silenzio, e lasciare che nel cuore di ognuno risuonino - e lo facciano a lungo - le tue parole, quelle che pronunciasti in risposta a quel Tommaso che è in ognuno di noi e che spesso, soprattutto in situazioni come queste, ti rivolgiamo per capire dove stai andando a parare, dal momento che non conosciamo le tue strade: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". |