| Omelia (10-05-2020) |
| padre Antonio Rungi |
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Gesù la nostra via, la nostra vita e la verità per tutti La parola di Dio della quinta domenica del tempo pasquale ed in particolare il vangelo ci invita a riflettere su Gesù Maestro, che dialoga con i suoi discepoli sui grandi temi riguardanti la sua persona e la sua missione. Il testo di Giovanni è, infatti, incentrato su alcune affermazioni di carattere Cristologico che è opportuno richiamare alla nostra attenzione, riflessione e meditazione. Prima cosa che Gesù dice è un'espressione per rasserenare gli animi dei suoi discepoli, probabilmente agitati perché non sapevano chi effettivamente fosse quel giovane maestro che aveva già fatto un buon seguito, quali prospettive di vita e di attesa di futuro poteva dare, visto che avevano accettato di mettersi sulla sua scia: Quindi rivolti a loro dice: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". Gesù chiede di superare paure e di credere in lui e nel Padre. Poi apre orizzonti di attesa diversi per gli apostoli e dice con chiarezza di intenti che "nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto?" Gesù assicura così un posto non di lavoro, né di prospettive economiche e di benessere per i suoi discepoli, parla, invece, del posto nel suo regno futuro ed eterno. In qualche modo crea attesa e speranze nel cuore dei suoi discepoli al punto tale che dice: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi". Riferimento alla sua ascensione al cielo e alla sua seconda e definitiva venuta sulla terra. La prospettiva escatologica è così evidenziata in questo suo parlare criptato, potremmo dire oggi, e che necessita di decodificazione da parte di coloro che sono in sintonia con Gesù. Gesù quindi parla del luogo dove andrà e che i discepoli conoscono la via. Ma si tratta di un rebus, di un rompicapo per capire quello che effettivamente sta dicendo al gruppo. Allora Tommaso, che come al solito è quello che vuole sapere, toccare ed accertarsi di tutto e di più si rivolge a Gesù e gli dice francamente: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». E' evidente lo stato di confusione in cui vivevano gli apostoli circa la figura di Cristo e la sua missione. A questo punto Gesù diventa più esplicito e diretto nel parlare e fa capire a Tommaso e agli altri chi Egli è effettivamente: «Io sono la via, la verità e la vita". Via per andare dove? Verità per sapere cosa? Vita per assaporare che cosa? Tre precise indicazioni date dal Maestro a chi non sa chi sia. Ed allora indica la meta dell'itinerario, di cui lui è la strada maestra ed insostituibile: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». La prima questione teologica è così risolta ed assodata. Ma chiaramente non a tutti il discorso fatto da Gesù è chiaro. A questo punto prende la parola Filippo, il quale chiede a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Filippo ha bisogno di dimostrazioni, di toccare anche lui con mano quello che ha detto Gesù, di vederlo per poi acconsentire, cioè per esprimere quell'atto di fede necessario per camminare insieme con Lui. A questo punto del dibattito, di questa tavola rotonda di Gesù con gli apostoli, il Maestro precisa e fa un lungo discorso sulla sua identità e del suo rapporto con il Padre. C'è qui la manifestazione completa del mistero trinitario e della rivelazione della divinità di Cristo: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?" Come è possibile che dopo tanto tempo gli apostoli non hanno capito nulla di Gesù? E allora il Signore esplicita ulteriormente il concetto di base: "Chi ha visto me, ha visto il Padre". Chi vede Cristo vede la Trinità. Perciò Gesù resta meravigliato di quello che chiede di sapere il povero Filippo: "Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?". A quel punto Gesù stesso prende atto che non hanno fede, non hanno fatto quel salto di qualità comprensivo della sua identità vera e pone questo interrogativo a Filippo: "Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?" Ed aggiunge a conferma di questo stretto rapporto tra le persone della Santissima Trinità, che le parole che egli dice, non le dice da se stesso; ma in nome e per conto del Padre, che rimane in Lui, perché Dio agisce in mezzo all'umanità mediante Cristo. Alla fine di questo difficile discorso Gesù si rivolge con particolare enfasi ai suoi cari apostoli: "Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
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