| Omelia (03-05-2020) |
| padre Paul Devreux |
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Il pastore La differenza tra Gesù e il ladro è che uno dà, l'altro toglie. In ognuno di noi c'è un guardiano, un istinto, che mi dice:" fidati o non fidarti". Per esempio, se mi arriva la telefonata di un call center, il mio istinto mi dice: "non ti fidare". Gesù sta parlando nell'ambito religioso. Il recinto di cui parla è quello del Tempio. Oggi può essere qualsiasi pratica religiosa che penso di dovere osservare per essere salvato. Questo è il frutto dell'immagine di un Dio che è buono solo se rispetto i suoi precetti. Gesù viene nei nostri recinti, nelle paure, nelle schiavitù, nelle dipendenze, per aprirci gli occhi e portarci fuori, dove c'è spazio e erba in abbondanza. Riconosco che è Lui a guidarmi quando capisco che la sua è una proposta gratuita, che punta alla mia e nostra felicità. Quando è cosi, il pastore non ha bisogno di starci dietro col bastone per spingerci, né dei cani per inquadrarci, perché lo seguiamo volentieri, come il popolo seguiva Mosè per uscire dall' Egitto. Se scelgo Gesù come pastore ricevo il dono del suo amore e la voglia di diventare anche io un dono per gli altri. Questo può colmare la mia vita e può trasformare qualsiasi lavoro in vocazione, n un occasione per amare e quindi realizzarmi. Gesù ci chiama, uno per uno, per nome! Questo per me è il più grande mistero della fede.
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