| Omelia (11-09-2005) |
| don Romeo Maggioni |
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Settanta volte sette Di fronte al dovere del perdono ci sentiamo subito spiazzati. Forse qui - finalmente! - tocchiamo con mano il nostro peccato, ci accorgiamo di quanto siamo lontani dall'ideale del discepolo che Gesù sogna di noi: "Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settantavolte sette", ovvero sempre. Questa del perdono è zona che sta oltre il nostro confine: non è da noi uomini saper perdonare. E' caratteristica di Dio. E' specifico atteggiamento cristiano. E' solo dono di Dio poterlo praticare. Per questo devono prevalere l'umile preghiera e la contemplazione del cuore di Dio. 1) SI IMPIETOSI' La parabola di Gesù aiuta a svelare come Dio si comporti con noi. Noi siamo quel servo che è debitore di diecimila talenti e che non ha possibilità di restituirli. Questa cifra - esorbitante - è il simbolo della nostra estrema miseria di fronte a Dio. Il nostro peccato scava un abisso invalicabile tra creatura e Creatore. La condizione di peccatori è irrisolvibile da noi. Il nostro destino è quello ormai di essere schiavi della morte. "Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito". Chi di noi ha mai potuto capire la gravità del peccato? Noi lo beviamo come un bicchiere d'acqua, ed è la tragedia del mondo! Ma ecco la sorpresa e la svolta. Appena "quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza e ti restituirò ogni cosa, impietositosi di lui, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito". In un istante è cancellata la distanza, è perdonato il peccato, il servo è restituito libero per ricominciare una vita nuova. Che cosa è capitato? Dove sta la causa di tanto capovolgimento? In quella parola grande che è la sintesi di tutta la Bibbia: SI IMPIETOSI'. Che significa: si commosse fin nel profondo delle viscere, nel profondo del cuore. Dio si commuove, Dio ha il cuore tenero di una madre che di fronte alla sua creatura - il frutto delle sue viscere -, anche la più discola e disgraziata, non sa che dire: Che vuoi farci... o massal o mantegnill! E' il medesimo verbo usato da Gesù per il buon Samaritano. Lui s'è chinato sulla nostra umanità incappata nei ladroni per restituirla alla salute e alla vita, "portando su di sé il peccato di tutti noi" (1Pt 2,24). Tutto noi riceviamo da Dio. Gratuitamente. "Egli ci ha amati per primo" (1Gv 4,19). E' la benevolenza di Dio, che merita bene sia da noi riconosciuta e lodata. Ma non è questo ancora il cuore più vero di Dio. "Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Rm 5,8); e "non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32). L'amore di Dio è un amore di misericordia. Egli ama anche quando lo si rifiuta. Stravince nel dono di Sé con il perdono. Amare così è la sua soddisfazione, la sua gloria, la sua gioia: "Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non han bisogno di conversione" (Lc 15,7). 2) AVERE PIETA' Se questo è il nostro Dio, noi non possiamo essere diversi. "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste" (Lc 6,36). Lo sconcerto e la condanna del padrone stanno proprio nel costatare che quel servo "non ha avuto pietà del suo compagno", mentre lui ne era stato beneficiato. "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ha avuto pietà di te?". E' il primo grande motivo per poter perdonare. Solo l'esperienza della misericordia di Dio, sapendo di averne ricevuta e di averne ancora bisogno, ci può dare la forza di perdonare. Sant'Agostino riassume così: "Perdonàti, perdoniamo!". Del resto Gesù l'ha posto come condizione: "Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". "Se qualcuno conserva collera verso un altro uomo - dice oggi la prima lettura -, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia per l'uomo suo simile, e osa pregare per i suoi peccati?". Gesù ci insegna a pregare: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12). Al gratuito perdono di Dio, deve corrispondere la sincerità di un cuore capace di riprodurre a cascata altro perdono, altrimenti c'è il pericolo che tutto sia un inganno, come è stato del primo servo col suo padrone. Altro motivo di perdono è la coscienza della nostra pochezza e fragilità. "Ricordati della tua fine e smetti di odiare - dice il Siracide -; ricordati della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti". Lo diciamo anche noi: che cos'è la nostra superbia se ci ricordessimo che tutti dobbiamo morire? Anche la consapevolezza di avere, per primi e sempre, bisogno di farci perdonare molte cose dagli altri, dovrebbe renderci umili e tolleranti, per lo meno prudenti, pensando che il torto o la ragione non stanno mai da una sola parte. E' l'umorismo e il distacco che si imparano con gli anni. Capita a tutti di arrabbiarsi, .. per problemi però che alla fine ci si accorge essere per nulla meritevoli di tanto puntiglio. Il tempo e la preghiera fanno quello che manca alla nostra incapacità di dimenticare. La nostra incapacità di perdonare deriva da una sfiducia nel prossimo e da un atteggiamento di superiorità quando comunichiamo con lui. Solo la disponibilità alla gratuità e al dono ci può aprire correttamente all'altro. Questa gratuità e questo risanamento dell'egoismo, solo Cristo e la sua grazia li possono operare. Perciò il perdono è frutto della grazia di Dio, di una vita cristiana intensa, di disponibilità a lasciarsi lavorare il cuore da Dio. Tocca a noi cristiani per primi vivere questo coraggio del perdono per essere inizio e segno di una umanità capace ancora di riconciliazione e di comunicazione pur in mezzo alla Babele di confusione e di divisione del nostro tempo. |