Omelia (26-04-2020)
don Giampaolo Centofanti


Gesù si fa vicino a due discepoli in fuga, ossia anche sulla via oscura, non li ritiene indegni della sua purezza. Forse sono stolti e tardi di cuore non per scelta consapevole. Ma Gesù è loro vicino comunque, se loro lo accolgono. Come mai vediamo tutti questi passaggi per rivelarsi? Il cuore ha bisogno di aprirsi gradualmente, si tratta di accogliere una vita nello Spirito, che tocca il più profondo dell'esistenza, non di vedere una cosa che poi non cambierebbe nulla di concreto. Gesù ricorda loro il seme vivo e operante della Parola come letta dai profeti e non da maestri da tavolino. Poi resta solo su loro richiesta perché l'ospitalità sia libera e profondamente voluta. Ed è allora che Cristo si può manifestare spezzando il pane e offrendolo a loro. Solo dopo aver mangiato il pane si aprono i loro occhi più chiaramente. E anche qui vediamo che nei vangeli è l'eucaristia ad aprirci alla vita. Un aiuto per la fragile umanità e non un premio per i perfetti. Sono domande legittimamente poste nella Chiesa di oggi. Dopo ciò i discepoli partono senza indugio e fanno ritorno a Gerusalemme dagli altri fratelli. È tornata la fiducia, è tornato il coraggio.


Maranà tha

Quale gioco di luci e riflessi,
che prospettiva agli sguardi?
Il limpido lago specchia di te
solo l'ombra, come lasciando
discreto il segno del vegliare
che vivi, nascosto, d'amore.
E' questa cerulea parvenza
che volge in alto il mio viso
dal bastimento che attende
e anche lì, sul monte, ti vedo
oscura pieve nel sole ardente.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

http://gpcentofanti.altervista.org/piccolo-magnificat-un-canto-di-tanti-canti/