| Omelia (11-09-2005) |
| don Luciano Sanvito |
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Meglio essere creditori o debitori? per il rito ambrosiano Dalla parabola evangelica cogliamo tre spunti di vita: 1) SIAMO TUTTI "DEBITORI" Se osserviamo bene, fin dall'inizio della nostra vita, ogni manifestazione importante ci fa riflettere al fatto che siamo debitori a qualcun altro, a qualche situazione: siamo nati non per decisione nostra, ma siamo debitori ai nostri genitori; siamo anche debitori nella nostra conoscenza, della tradizione prima di noi e della saggezza umana creatasi nei secoli; e nel quotidiano, dovremmo recuperare l'incontro con le persone e gli avvenimenti come doni che ci vengono dati dalla vita. La coscienza di essere dei "dipendenti da...", dei "servi" appunto di un padrone che non gestiamo noi, ma a cui dobbiamo render conto, non ci deve affatto avvilire, anzi, ci è di stimolo nella ricerca della nostra situazione vera, che è limitata e non assoluta, e del costruire un rapporto giusto con le cose e con le persone, ed è la base della vera umiltà che ci apre al dialogo, all'accoglienza, alla compassione, e al perdono. Altrimenti, come spesso purtroppo avviene oggi, viviamo ingiustamente da padroni verso le cose e anche sulle persone. 2) DEBOLI CON I FORTI, FORTI CON I DEBOLI Senza questa coscienza di essere dei "debitori", ecco la grande tentazione che ci è ben rappresentata dalla parabola: siamo deboli quando gli altri sono più grandi, più forti o rappresentano qualcosa di grande, e facciamo i forti verso chi riusciamo a sottomettere o si trova in situazione di debolezza o di inferiorità nei nostri confronti. E' la tentazione offerta dal mondo, dall'io lasciato a se stesso, è la legge che porta al caos dell'umanità. E' la legge del più forte, dell'istinto e non più della ragione. L'immagine del padrone nella parabola ci suggerisce invece l'atteggiamento ideale da perseguire: essere forti con chi vuol fare il forte, farsi deboli con chi si trova nella debolezza. Questo nuovo atteggiamento, dettato dal rapporto di autenticità, dal pensiero, dalla ragione e dall'anima, accresce il profitto dell'amore gratuito, perché, come ci dice la parabola, cancella il debito dell'umanità in difficoltà, nella sofferenza, nella inadeguatezza, nella incapacità altrimenti a procedere. 3) LA RIVOLUZIONE DELLA GRATUITA' La parabola non è solo realistica descrizione, ma proposta decisiva e rivoluzionante per l'uomo. In essa infatti troviamo la chiave, il codice di accesso al mondo della potenza dell'amore: il perdono. Il perdono infatti è chiave che chiude a chi non lo da, e apre a chi lo da. Chiude o apre all'amore, alla vita, alla possibilità di continuare a vivere. E non è, il perdono, un semplice dimenticare: è un dare di cuore, un entrare nel cuore e decidere, è, insomma un taglio sul vivo, che medica la ferita dell'impossibilità a perdonare, e fa essere uno che dona il perdono, innestando una reazione positiva a catena, contagiante nel bene, una rivoluzione positiva del pensiero umano e dell'atteggiamento dell'uomo, che sconvolgendo il proprio sè che si credeva il tutto, si apre al vero tutto, a quel "padrone" misterioso che non opprime ma fa vivere colui che accoglie e trasmette la realtà dell'amore. E' una rivoluzione gratuita perché non più soggetta alla legge del restituire e del prestare, dell'interesse o della utilità, ma supera ogni interesse, ogni ricatto e ogni dare per avere, per vivere soltanto della realtà gratuita dell'amore, cioè in quella gioia che la parabola ci sta oggi indicando. |