Omelia (12-04-2020)
padre Paul Devreux


Abbiamo letto il Vangelo della grande Veglia Pasquale che ci parla della risurrezione. D'ora in poi Gesù non sarà più chiamato il Nazareno, ma il Crocifisso: questa è la sua nuova identità.


La risurrezione di Gesù è il segno che Dio ha approvato le scelte che ha fatto, e sopratutto il sottomettersi alla Passione per rivelarci quanto Dio ci ama. Ma è anche la dimostrazione che Dio è più forte della morte.

Per chi ama l'idea di un Dio che si arrabbia, contempli questo momento; qui Dio si arrabbia davvero. Si arrabbia contro il potere della morte e, come un terremoto, la scuote e interviene, richiamando a se Gesù. Toglie la pietra per farci vedere che la tomba è vuota; tutte le tombe sono vuote, perché Dio ci vuole con sè.

Alle donne e a noi dà questo segno della tomba vuota e c'invita a ricordare tutto ciò che ha detto e fatto Gesù. Questo è il senso della proposta di tornare in Galilea: rileggere la sua vita alla luce della sua morte e risurrezione.


Anche noi possiamo vederlo perché, se gli vado incontro, Lui mi viene incontro, e se mi lascio prendere, come le donne, dall'entusiasmo di annunciarlo, Lui si rivela ancora di più, perché è contento che parlo di Lui.


Signore Gesù, tu sei venuto per parlarci del Padre. Continua a rivelarcelo. Aiutaci a vederlo in tutte le situazioni, anche oggi. Aprici gli occhi, affinché anche noi possiamo parlare di Lui.


Buona Pasqua.