Omelia (05-04-2020)
don Alberto Brignoli
Aperite portas Redemptori

"Aprite le porte a Cristo Redentore": con queste parole, il santo papa Giovanni Paolo II inaugurava, 42 anni fa, il suo pontificato. E con le stesse parole, 5 anni più tardi, iniziava il testo della Bolla con cui indiceva il Giubileo straordinario della Redenzione. Risuonano attuali queste parole, oggi, nella Celebrazione Liturgica che dà inizio ai suggestivi Riti della Settimana Santa, come anche cantiamo in alcune antifone che commemorano l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme: "Apritevi, o porte eterne, avanzi il Re della Gloria". Eppure, mai come quest'anno - mai nella storia universale, come quest'anno - queste parole rischiano di suonare stonate, a causa di una Pasqua che non solo qui in Italia o in Europa, ma in quasi tutto il mondo, i credenti in Cristo sono costretti a celebrare "a porte chiuse", a causa di una presenza silenziosa, nascosta, impercettibile, ma così reale e così potente da riuscire a rinchiuderci tutti quanti all'interno di un quadrilatero, che nei migliori dei casi è quello della nostra abitazione, ma spesso per molti è quello di una stanza di ospedale, e per tanti, tantissimi altri, è quello di un loculo dove si trovano, loro malgrado, costretti a risposare per sempre.
Soprattutto quest'ultimo aspetto, la scomparsa repentina, rapida e inaccettabile di tante persone a noi care - che ci sono divenute care tutte, anche quelle sconosciute - è ciò che, più di ogni altra cosa, ci impedisce di "aprire le porte a Cristo", al Re della Gloria, perché entri nella nostra vita e ne faccia occasione di redenzione. Abbiamo imparato, nostro malgrado, a fare l'esatto opposto dell'aprire le porte. Abbiamo imparato, nostro malgrado, a chiuderci per bene in casa (quasi tutti, certo: c'è ancora chi è costretto a lavorare, soprattutto per il bene comune, così come c'è ancora chi non ha capito che le porte vanno chiuse comunque, per il bene comune); abbiamo imparato ad aprire le porte - quando dobbiamo farlo - il minimo indispensabile, perché chi ci passa la busta della spesa eviti qualsiasi contatto con noi, perché la polvere della strada eviti di entrare in casa nostra contaminandola, perché possiamo proteggerci da chi - approfittando di un bene o di un servizio che non arriva - voglia entrare in casa nostra per truffarci e farci del male.
E le porte di casa che si chiudono, a poco a poco hanno chiuso anche il nostro cuore: hanno aumentato la nostra paura, la nostra diffidenza, la nostra solitudine. Nessuno di noi lo nega, vorremmo poterle spalancare, queste porte, sia quelle di casa che quelle del cuore: ma non solo ci è negato dalla situazione contingente e attuale, ci viene difficile pensarlo anche in prospettiva futura, perché, per quanto non ci troviamo nella stessa situazione di un mese fa, è ancora difficile vedere una luce di speranza.
Oggi, però, anche solo simbolicamente, una porta si apre: è la porta che si apre sulle celebrazioni del mistero fondamentale della nostra fede, la passione, morte e risurrezione di Gesù. E mai come quest'anno, credo, viviamo un paradosso: quello di non poter partecipare di persona a quel mistero che celebriamo quotidianamente, quello della sofferenza e della morte. Gli altri anni, attendavamo la Pasqua con quella gioia che la contraddistingue quasi "saltando", "scavalcando" il mistero della passione e della morte, o comunque vedendolo come una tappa necessaria ma provvisoria per arrivare alla Pasqua. Oggi, questa tappa di passione e morte diviene reale, e anche poco provvisoria: e la porta che si apre in questa Domenica delle Palme, si apre su una strada, su un viale di cui non vediamo la fine, immersi come siamo nelle tenebre di un eterno Venerdì Santo.
Ebbene, facciamo un atto di fede tremendo e affascinante al tempo stesso: continuiamo a percorrere questo viale, nel buio, guidati solo da una Voce che, alla fine di questo tunnel, ci aspetta - ancora una volta - all'altro lato di una porta, per sussurrarci una parola di speranza: "Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me".