Omelia (05-04-2020)
padre Antonio Rungi
Nella Passione di Cristo la comprensione del dolore del mondo

Questa domenica è detta delle Palme o della Passione. Il motivo è semplice perché è stata così definita. Per antica tradizione liturgica del rito cattolico, si ricorda in questo giorno l'ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto come messia e re da una folla festante agitante rami di olivo o di palma. Da qui il rito della benedizione delle palme in ricordo di questo ingresso del principe della pace nella città santa e quindi giornata di riconciliazione e di pace.

L'usanza di scambiarsi la palma benedetta in segno di pace e di riconciliazione rimanda proprio a questo bisogno di pace. Quest'anno tale rito non si potrà svolgere in modo solenne, in quanto in Italia e altrove, siamo in pieno periodo di epidemia.

Per cui non si possono svolgere celebrazioni con la presenza dei fedeli. Disposizioni che vengono dall'autorità della Santa Sede e dai Vescovi Italiani, in rispetto delle norme per quanto riguarda il contenimento della diffusione del corona virus in Italia. La celebrazione della Domenica della Palme dovrà avvenire "all'interno dell'edificio sacro" e si richiede che le cattedrali adottino "la seconda forma prevista dal Messale Romano, cioè con la benedizione e la processione; mentre nelle chiese Parrocchiali e negli altri luoghi la terza formula che non prevede né benedizione, né processione, ma la messa con assenza del popolo, in questo caso forzata, in osservanza alle norme sanitarie.

Per cui la domenica delle Palme si caratterizza, quest'anno, come domenica della Passione, in quanto nella liturgia della parola di Dio è prevista la lettura del racconto della passione di nostro Signore Gesù Cristo, secondo Matteo.


Ma le due prime letture fanno stretto riferimento al mistero della passione e morte in croce del Signore.

Il profeta Isaia nel testo che ascolteremo traccia le sembianze umane del futuro Messia crocifisso, al punto tale che quando effettivamente si verificheranno queste cose, spontaneamente ci si richiamava alla descrizione fatta dal profeta, sette secoli prima. "Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi". E' qui anticipato il modo in cui tratteranno Gesù dopo la condanna a morte, Tutto quello che il Signore ha subito a causa della cattiveria dell'essere umano, che ha trattato in quel modo colui che era venuto a salvarci e a portare pace. Nella seconda lettura di oggi, san Paolo Apostolo nel celebre inno Cristologico della lettera ai Filippesi, non fa altro che sintetizzare la natura di Cristo, la missione di Cristo incentrata sull'opera della redenzione del genere umano, mediante l'incarnazione, la passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Viene qui spiegato il secondo mistero principale della nostra fede. "Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Volendo fare delle considerazioni su tutta la liturgia di questa particolare domenica che ci troviamo a celebrare, la prima volta nella storia della chiesa italiana, dopo il secondo conflitto mondiale e dopo la celebrazione del concilio Vaticano II, possiamo ben dire che si tratta davvero della Domenica della Passione di Cristo, anticipando di fatto quella che è la giornata del Venerdì Santo, che, come tutto il triduo pasquale, ha avuto dei cambiamenti liturgici in ragione di questa emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che speriamo passi presto.


La Passione di Cristo, con i suoi vari aspetti la stiamo vivendo ogni giorno da quando conosciamo dettagliatamente le tante sofferenze dei nostri connazionali e di altri cittadini del mondo che non sempre riescono a superare la polmonite causata dal coronavirus.

Infatti contiamo nella sola Italia decine di miglia di morti, in due mesi di diffusione del virus mortale.

La sofferenza delle famiglie che hanno perso i loro cari senza poter dare neppur un saluto finale con la celebrazione del rito funebre.

La sofferenza di quanti hanno dovuto chiudere le attività lavorative e stanno incontrando seri problemi economici per andare avanti.

La Passione di Cristo la stanno sperimentando, come ha detto Papa Francesco, i tanti crocifissi di oggi che vivono in una situazione di precarietà, di mancanza dell'essenziale, ma anche di quanti lottano contro la fame, la miseria, la malattia, la guerra e si fanno operatori di pace, giustizia e di difesa del creato. Sono questi i nuovi messaggeri di speranza messianica che Cristo venne a portare all'umanità con il suo ingresso nella città santa, che prima lo accolse festante e poi lo condannò a morte.

Anche se, oggi, non possiamo benedire e farvi pervenire a casa le palme benedette per evidenti ragioni sanitarie, vi giunga in questa domenica delle Palme, unica nella storia della chiesa italiana, una palma virtuale con tutto il carico dell'affetto e della vicinanza a ciascuno di voi e soprattutto a quanti soffrono per tantissimi noti motivi di ieri e soprattutto di oggi in tempo di covid-19.


Facciamo nostra questa bellissima preghiera a Gesù Crocifisso di Papa Francesco, recitata a conclusione della Via Crucis al Colosseo, nel Venerdì santo dello scorso anno, che è il motivo dominante di questa domenica speciale, detta delle Palme, ma di fatto vissuta come domenica della Passione di Cristo, alla quale partecipiamo tutti, in quanto battezzati e cristiani.

Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua, l'ha detto Gesù. E noi siamo consapevoli che non c'è vero cristiano senza la Croce di Cristo.

Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo: la croce delle persone affamate di pane e di amore; la croce delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti; la croce delle persone assetate di giustizia e di pace; la croce delle persone che non hanno il conforto della fede; la croce degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine; la croce dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici; la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza; la croce dell'umanità che vaga nel buio dell'incertezza e nell'oscurità della cultura del momentaneo; la croce delle famiglie spezzate dal tradimento, dalle seduzioni del maligno o dall'omicida leggerezza e dall'egoismo; la croce dei consacrati che cercano instancabilmente di portare la Tua luce nel mondo e si sentono rifiutati, derisi e umiliati; la croce dei consacrati che, strada facendo, hanno dimenticato il loro primo amore; la croce dei tuoi figli che, credendo in Te e cercando di vivere secondo la Tua parola, si trovano emarginati e scartati perfino dai loro famigliari e dai loro coetanei; la croce delle nostre debolezze, delle nostre ipocrisie, dei nostri tradimenti, dei nostri peccati e delle nostre numerose promesse infrante; la croce della Tua Chiesa che, fedele al Tuo Vangelo, fatica a portare il Tuo amore perfino tra gli stessi battezzati; la croce della Chiesa, la Tua sposa, che si sente assalita continuamente dall'interno e dall'esterno; la croce della nostra casa comune che appassisce seriamente sotto i nostri occhi egoistici e accecati dall'avidità e dal potere. Signore Gesù, ravviva in noi la speranza della risurrezione e della Tua definitiva vittoria contro ogni male e ogni morte. Amen! Possa questa speciale domenica delle Palme, deprivata da tanti motivi di gioia e condivisione, aprire qualche barlume di speranza per il futuro dell'Italia e del mondo, toccato pesantemente da questo virus mortale e destabilizzante delle relazioni umane e internazionali.