| Omelia (29-03-2020) |
| don Alberto Brignoli |
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“Se tu fossi stato qui...” Credo che il Maestro non ne abbia a male, se pure noi, oggi, ci prendiamo la licenza di rimproverarlo come fecero le due sorelle di Betania, Marta e Maria: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Sì, perché questa è la sensazione che alberga nei nostri cuori, in questi giorni, ancor più se abbiamo avuto in famiglia un fratello, una sorella, il padre, la madre, la moglie, il marito, forse addirittura un figlio, o comunque un parente o un amico caro che ci ha lasciati: la sensazione che Dio sia rimasto in silenzio, lontano, assente. Perché se fosse stato presente, come glielo abbiamo più volte chiesto, a volte in maniera intima e solitaria, a volte in forme più straordinarie ed eclatanti, forse avrebbe mostrato la sua presenza in maniera forte, evitandoci sofferenze che, peraltro, sembrano non finire mai. "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello, il mio fratello, qualunque nostro fratello, non sarebbe morto!". Ma lui è morto, un'infinità di volte, intorno alle diecimila volte solo in Italia, alla data attuale: e se è morto, significa che tu non sei stato qui, altrimenti sarebbe ancora in vita. "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!": e rimproveraci pure tu, se vuoi, dicci pure che non abbiamo abbastanza fede, che diciamo così solo perché adesso i nostri occhi sono ancora annebbiati dalle lacrime e quindi parliamo senza sapere quello che diciamo, che poi il tempo sistema tutto, che adesso dobbiamo guardare avanti.... Dicci pure tutto quello che vuoi, ma "se tu fossi stato qui, Signore, mio fratello non sarebbe morto!". E per cortesia, evita quelle frasi consolatorie di circostanza che lasciano il tempo che trovano e che hai pronunciato, in risposta, a Marta: "Tuo fratello risorgerà". Marta è una tosta, una come noi, concreta, immediata, di pochi fronzoli e molto pratica, magari qualche genoma lombardo nel DNA ce l'aveva pure lei: "Lo so che risusciterà nell'ultimo giorno". Ma adesso io ti ho chiesto qualcosa d'altro: ti ho chiesto di esserci, e tu non ci sei stato. E sì che te l'abbiamo anche fatto sapere, che il tuo amico era malato: e allora, perché non ti sei fatto subito presente, che forse ci avresti evitato questa sofferenza? Preferiamo che tu non dica nulla di circostanziale, e che ascolti quello che abbiamo da dirti noi: "Anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". Per cui, datti da fare: c'è ancora gente da salvare. Per nostro fratello non abbiamo più speranze: sono passati quattro giorni, tutt'intorno c'è silenzio, lamento, non avvertiamo più nemmeno i profumi della primavera, ma solo sapore di morte. Ma guarda a chi ancora è in vita e rischia di non farcela, dacci speranza, dacci certezze, facci sentire che ci sei! Con Maria, dobbiamo riconoscerlo, sei stato più fine, ci sei piaciuto di più, ti abbiamo sentito più vicino, non hai risposto al suo stesso rimprovero con scuse o con frasi di circostanza. E menomale, perché Maria non è come Marta, Maria soffre, Maria continua a piangere, Maria non si tira fuori più, Maria è lamentosa, Maria si butta a terra, ai tuoi piedi, come farà tra non molti giorni, baciandoteli e ungendoteli con unguento, con i propri capelli... Maria non è una donna forte, è prostrata a terra, non si rialza con facilità, perché il suo modo di dimostrare l'amore verso il fratello morto è così, un po' scenografico, del resto ognuno ha il suo modo di reagire... Ma sei stato bravo, con lei: hai capito che non servivano parole. Non hai fatto altro che entrare nel suo dolore, e in silenzio hai pianto con lei, e le hai chiesto qualcosa che per te, allora, sembrava scontato e normale, ma che per noi, oggi, non è affatto scontato, tutt'altro: "Dove lo avete posto?". "Signore, vieni a vedere!". No, oggi non potresti neppure venire a vedere, e nemmeno noi riusciremmo a dirti dove lo abbiamo posto, perché la stragrande maggioranza di noi non ha nemmeno potuto assistere al suo funerale. Lo vedremo un giorno, quando ci sarà permesso di uscire, quando torneremo a camminare per le strade dei nostri paesi e delle nostre città, e stai pur certo che sarà una processione verso qualsiasi cimitero, perché vogliamo vedere dov'è nostro fratello, nostro padre, nostra madre, nostra moglie e nostro marito, il nostro parente e amico; vogliamo vedere se hanno fatto le cose bene, se riposa tranquillo, se è in buona compagnia, e se hanno definitivamente coperto la tomba con una lapide, una lampada votiva e dei fiori, che rendano meno triste e cupo il sonno della morte. Adesso, ti chiederemmo un'ultima cortesia: quella di lasciare la tomba chiusa, per noi è come una ferita che si sta chiudendo e che con il tempo si rimarginerà, non sopporteremmo che tu riapra di nuovo la piaga del nostro dolore, ci farebbe troppo male... Ma tant'è, non ci hai ascoltati prima, quando ti avevamo chiesto di esserci, e nemmeno vuoi ascoltarci ora, perché - ci dici - "se crediamo vedremo la gloria di Dio". Se crediamo... ci costa, ma certo che crediamo, cosa vuoi che facciamo, che smettiamo di credere in te? Non abbiamo mai pregato così tanto come in questi giorni, ci è rimasto solo quello: vuoi che non crediamo? Crediamo, sì, anche se ci costa... Ora che ci tirerai fuori da quest'ombra della morte - e speriamo davvero che tu lo faccia presto - liberaci e lasciaci davvero andare, come hai fatto con Lazzaro. Lascia andare i nostri fratelli e le nostre sorelle che hai chiamato a te, a correre per i tuoi prati, a camminare per le tue montagne, a passeggiare lungo la riva del mare infinito o sui marciapiedi della città eterna, come facevano quando erano ancora in vita: ci sembrerà di averli ancora un po' con noi. Liberaci e lascia andare anche noi: abbiamo bisogno di tornare a incontrarci, ad abbracciarci, a guardarci negli occhi, ad asciugarci reciprocamente le lacrime, per continuare a sperare e a credere in te, Signore, amante della Vita. |