| Omelia (22-03-2020) |
| Luca Rubin |
|
Tu hai visto me: questo mi basta Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita Questa introduzione, apparentemente ovvia, in realtà contiene tanti elementi importanti e diverse luci, che ci permetteranno di percorrere questo brano e cogliere tanti frutti per la nostra vita:
Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Né lui ha peccato né i suoi genitori. È perché in lui siano manifestate le opere di Dio Gesù libera. Passando ha visto, vedendo ha fatto proprio il dolore di quell'uomo; Gesù è diventato il cieco che desidera venire alla luce, è Gesù che necessita di guarigione, non c'è posto per puntare il dito, Dio è già oltre il peccato, è stata abolita la condanna. La risposta di Gesù è di quelle che lascia l'interlocutore senza parole: È perché in lui siano manifestate le opere di Dio. La tua debolezza, il tuo 'difetto di fabbrica' non sono lì a dirti quanto fai schifo; il tuo limite, il tuo peccato non sono condanne senza via di scampo, ma canali attraverso le quali Dio può giungere a te, per darti la luce, per darti alla luce. Manifestare significa rendere di pubblico dominio che Dio ti ama così tanto che non solo non ti condanna, ma ti salva, ti libera, ti scioglie da ogni catena! Quell'uomo ha conosciuto Dio grazie alla sua cecità, capisci che giro di boa? Solo accettando e accogliendo il mio limite potrò guardare Dio negli occhi, e vedere nei suoi occhi la sua predilezione per me. Gesù seppe che l’ avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: Tu, credi nel Figlio dell’ uomo? Credo, Signore! Questo cercare di Gesù è lo stesso atteggiamento del pastore che cerca la pecora smarrita, della donna che spazza casa per ritrovare la moneta, del padre che corre verso il figlio che ritorna per abbracciarlo. Cercare e trovare sono i due verbi che definiscono l'opera di Dio: io sono così come sono affinché Dio mi possa cercare e trovare, e questa sua opera sia manifestata! Altro che condanna! Tu, credi? Quella virgola dopo il tu è il colore di tutto: se non c'è quel TU, posso appartenere a una religione, posso aderire a dei dogmi, a regole e comandamenti, ma io chissà dove sono, e Dio? Boh, in qualche nuvoletta a limarsi le unghie... Quel TU e quella virgola mi chiamano in vita, mi illuminano pienamente, mi convocano alla fede, mi inseriscono tra le preziose fibre di una relazione con Colui che da sempre mi ama, mi vuole, mi desidera. Credo, Signore! Se l'adesione di fede è sempre libera e spontanea, è anche vero che diventa l'unica strada praticabile dopo aver fatto esperienza. Tu Gesù sei colui che mi ha visto, che è passato in mezzo ai miei guai, mi haI guarito, cercato e ritrovato. A questa intensa faticosa azione di Dio posso solo rispondere con due parole:
Tra quelle due parole c'è una virgola, è la tua piccola grande vita, come un respiro per dare vigore alla tua fede, come uno spalancare ancora di più gli occhi, non per contenere il mistero, ma per farne parte, finalmente, nella piena luce di Dio. Affidarsi e avere fede sono sinonimi, lo sapevi? Avanti sempre! |