| Omelia (22-03-2020) |
| don Roberto Seregni |
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Dio non si stanca Da lunedí siamo in quarantena anche in Perú. Tutto chiuso, tutti in casa e coprifuoco dalle 20 alle 5. C'è molta paura nell'aria. Le immagini e le notizie che arrivano dall'Italia stanno mettendo in guardia le autorità e responsabilizzando le famiglie. In questi ultimi giorni c'è un particolare che ha attirato l'attenzione di molti cittadini della capitale peruana: il cielo è azzurro. Normalmente il cielo di Lima è grigio, carico di inquinamento e umidità. Sembra che la terra stia respirando. Abbiamo dovuto aspettare il corona virus per staccare la spina e concedere una pausa alla pacha mama? E fino a quando? Terminata l'emergenza tutti ricominceremo a correre come pazzi? Leggo il Vangelo di questa quarta domenica e penso che il cieco ci rappresenti molto bene. È l'immagine di ognuno di noi. Siamo ciechi, ci stiamo distruggendo con le nostre mani, stiamo correndo verso un precipizio e non ce ne rendiamo conto. Davanti a noi solo il buio. E continuiamo a correre. O forse siamo come i farisei. Siamo convinti di vederci benissimo, di saperne una pagina in piú del libro, di tenere tutto sotto controllo e invece siamo ciechi. Ciechi che non vogliono vedere. Preferiamo brancolare nel buio piuttosto che aprire gli occhi e ammettere di essere sull'orlo del precipizio. Strano gesto quello di Gesù: "sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco" (v.6). Perché Gesù sputa a terra e fa del fango con la sua saliva? Che significato ha questo gesto misterioso? Il maestro cosparge gli occhi del cieco con il fango della nuova creazione, fatto con la terra e il suo respiro. È un fango impastato con il DNA di Dio. Gesù è venuto per portare a perfezione la creazione. Siamo un disastro, lo sappiamo, peró lui non ci butta via. Ci rimpasta. Ci rimodella. Ci rimette sul tornio per riportarci alla bellezza splendente della creazione. C'è un nuovo impasto, un compimento. Lui, l'uomo nuovo, è il modello sublime della creazione. Noi, fatti di terra e cielo, siamo nelle sue mani. Ma la cosa straordinaria è che questo gesto non guarisce il cieco all'istante. Gesù non è uno stregone, la guarigione richiede la partecipazione attiva del cieco: "Và a lavarti nella piscina di Sìloe" (v.7). C'è bisogno di una risposta libera al progetto liberante di Dio. Se il cieco non avesse accettato di correre alla piscina di Sìloe per lavarsi, sarebbe stato solo un cieco con gli occhi pieni di fango! Forza amici, tuffiamoci nella piscina di Siloe! Lasciamoci aprire gli occhi! Scopriremo che Dio non si è ancora stancato di noi. Sembra proprio che facciamo di tutto per mettere alla prova la sua pazienza, ma lui continua a credere in noi, rimpastarci, a rialzarci, a rinnovare la sua fedeltà d'amore. Dio non si stanca. Questa è la buona notizia. Uniti nella preghiera Don Roberto |