Il miracolo della vita sociale ridonata
Il vangelo di questa quarta domenica di quaresima, che è definita della letizia, ci parla appunto della gioia che ha sperimentato un cieco nato, che Gesù guarisce e risana. Cosa ha provato questa persona nel momento che ha ricevuto questo dono da Dio è lui stesso che ce lo racconta nel brano del vangelo di Giovanni, che porta con Gesù a Gerusalemme presso la piscina di Siloe. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di luce, di sperare nella luce con questa tragedia dell'epidemia da coronavirus con la quale stiamo lottando da mesi e non riusciamo a vincere.
Domenica scorsa il tema dell'acqua, oggi è il tema della vista e della luce. Come per l'acqua così per la luce, sono elementi naturali che riportano tutti a riflettere sul tema della grazia e della santificazione personale.
La struttura del brano è ben articolata. Si parte dal fatto che "Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono circa la responsabilità del peccato. La cecità e qualsiasi altra malattia era considerata un castigo di Dio, in conseguenza al peccato. E come dire oggi chi ha peccato dal momento che ci troviamo a fronteggiare un'epidemia mondiale? Gesù risponde al quesito posto e afferma: Non ha peccato né lui e né i suoi genitori". Questa situazione di deprivazione della vista è finalizzata a far manifestate le opere di Dio. e infatti ridando la vita al cielo nato Gesù rivela la sua onnipotenza e la sua uguaglianza con Dio. Ma seguiamo tutto il rito di guarigione del cieco nato: Gesù prima di tutto sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco. Poi gli ordinò di andare a lavarsi nella piscina di Sìloe».
Subito ubbidì e andò a lavarsi e a quel punto riebbe la vista. Non mancarono i commenti, le critiche e soprattutto i dubbi nei confronti dell'ex-cieco. Alla fine egli spiega quanto era successo riconoscendo a Gesù il miracolo compiuto: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: "Va' a Sìloe e làvati!". Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Non contenti della sua testimonianza, interpellarono i genitori del cieco nato, i quali confermarono che effettivamente non vedeva dalla nascita. Non sapevano neppure loro cosa era successo e come era venuto in possesso della vista. Alla fine di tutta un'indagine condotta dai farisei viene confermato dal cieco quello che era di fatto accaduto: lui finalmente vedeva.
Di fronte alla conferma dell'accaduto i farisei lo insultarono e fine della discussione lo cacciarono via dalla sinagoga.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori e quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane».
Siamo di fronte alla professione di fede fatta da un miracolato dall'amore tenero di Cristo verso i più deboli e fragili dell'umanità. Il cieco nato che riceve in dono la vista rappresenta tutti coloro che, mediante il battesimo e la fede acquistano una vista più importante e sicuramente più incisiva, che è quella della fede e della grazia divina.
Nel brano della prima lettura parlando dell'elezione del Re Davide, si prefigura in lui la venuta del vero ed unico Re che è Cristo Signore. Anticipazioni di secoli prima, che creano nel popolo di Dio le attese messianiche di cui ci parlano frequentemente i testi sacri. La narrazione della consacrazione di Davide Re ci fa comprendere tanti aspetti della regalità di Cristo e della sua missione tra noi. "In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Come sempre Dio interviene nella storia dell'umanità per indirizzare al bene la stessa umanità. Davide è scelto dal Signore, pur non essendo umanamente un grande personaggio. Cosicché, "Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi".
Nella seconda lettura di oggi tratta dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni, il grande missionario della Passione di Cristo, ci ricorda che "un tempo eravamo tenebra, ora siamo luce nel Signore. Di conseguenza ci dobbiamo comportare come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. La luce sta in questo, cioè nel bene che si compie senza attendersi nulla in cambio, in quanto il Signore guarda con amore e predilezione i cuore buoni e generosi.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
E' il miracolo della vita, della luce, della speranza. Quel miracolo che chiediamo anche per noi al Signore in questo difficile momento che stiamo attraversando in Italia e nel mondo intero. Lo facciamo mediante l'elevazione al Signore di questa bellissima orazione.
Signore Gesù, noi siamo ciechi, quando non vediamo né terra, né cielo e neppure Te.
Passiamo accanto ai miracoli della Creazione senza un turbamento interiore, senza meravigliarci di quanto Tu hai creato.
Fissiamo gli occhi sul volto delle persone senza intuirne le lacrime nascoste, indifferenti come siamo ad ogni sentimento di bontà e carità.
Non conosciamo neppure il nostro mondo interiore, incapaci, come siamo, di gettare uno sguardo coraggioso nella profondità del nostro animo, sempre agitato per tante cose che non vanno.
Siamo ciechi quando crediamo di sapere, di avere tutto sotto controllo, mediante la scienza e la tecnica, di ritenerci onnipotenti e onnipresenti, mentre l'orgoglio ci impedisce di aprirci alla vera sapienza della tua luce, che è via maestra a farsi umili.
Signore, vieni ad accarezzare i nostri occhi, come hai fatto con il cieco del Vangelo di oggi.
Vieni a far fiorire il miracolo della luce dentro le pesantezze del nostro cuore e della nostra storia.
Vieni ad aprire i nostri occhi, perché possiamo percepire i segreti della tua luminosa sapienza, che viene da cielo, e che si rivelerà nella sua pienezza alla fine dei tempi,
quando contempleremo per sempre la trasfigurante bellezza del Tuo volto, o Dio di immensa luce e di infinita gioia. Amen.