Omelia (15-03-2020)
fr. Massimo Rossi
Commento su Giovanni 4,5-42

"Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi." San Paolo sottolinea ripetutamente che la salvezza non è un premio alla nostra conversione, ma sta prima (della conversione); anzi, la salvezza che Cristo ci ha procurato morendo in croce è la conditio sine qua non, la condizione di possibilità della nostra conversione.
Questo capovolgimento smentisce e delegittima qualsiasi calcolo umano fondato sui meriti personali: siamo tutti bisognosi di essere salvati; siamo tutti bisognosi di misericordia; siamo tutti bisognosi di conversione. Nei confronti di Dio, non c'è un "più meritevole" e un "meno meritevole"; non c'è un "migliore" e un "peggiore"... Queste distinzioni le stabiliamo noi, facendo confronti tra noi; ma nella relazione con Dio, siamo tutti dalla stessa parte!
Scrivendo ai cristiani di Corinto, san Paolo dichiara: "Non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio."...e conclude: "Chi si vanta si vanti nel Signore." (1Cor 1,26-31).
Venendo al Vangelo, nel dialogo di Gesù con la donna samaritana, uno dei più significativi di tutto il quarto Evangelo, la dottrina paolina di cui sopra risalta forte e chiara.
Potremmo definire casuale l'incontro tra i due personaggi,... forse, a livello di plot, di vicenda umana... Ma non quanto al significato teologico.
Conosciamo i gusti del Signore... li aveva espressi senza ombra di equivoco sulle rive del Giordano, in fila con i peccatori a ricevere il battesimo di Giovanni.
Dio sta dalla parte dei deboli, di coloro che la società non stima e non riconosce nella loro dignità... Gli Israeliti, consideravano i Samaritani dei cani... E il Signore comincia la sua predicazione proprio dai Samaritani.

Colpiscono le due espressioni usate dal Maestro di Nazareth "acqua viva", "sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna", per alludere alla sua Parola e, più in generale, alla relazione (della donna) con Lui.
L'esperienza di Dio è un'esperienza viva, travolgente, a tratti tumultuosa; proprio come una sorgente di montagna, caratterizzata non tanto dalla portata d'acqua - si tratta per lo più di un ruscello - quanto dalla forza con la quale scaturisce dal ghiacciaio.
L'analogia usata da Giovanni offre elementi preziosi per valutare la nostra esperienza di Dio.
Una domanda non può essere evitata: dove e quando realizzo a titolo personale, o di comunità, una vera esperienza di Dio? Teoricamente nella liturgia: la Messa domenicale, i sacramenti, la preghiera del mattino e della sera -.
Qual è invece la risposta reale? Possiamo continuare ad avvalerci delle analogie, e paragonare le nostre liturgie non ad una sorgente di montagna, ma, un po' prosaicamente, ad una bottiglia di acqua minerale, attinta alla stessa sorgente... la stessa acqua, sì, ma a lunga conservazione.
Credo che tutti siamo in grado di cogliere la differenza sostanziale tra un sorso d'acqua bevuto da una fonte ad alta quota, e la stessa acqua, bevuta da una bottiglia di plastica....
Dov'è finita l'immediatezza del gesto compiuto da Cristo e simultaneamente accolto dall'uomo?
Riceviamo, per così dire, la salvezza non più in diretta, ma in differita... di venti secoli.
Qualcuno si starà chiedendo perché ho tirato fuori la liturgia, proprio oggi...
Ebbene, la domanda della donna samaritana: dove dobbiamo adorare Dio, su questo monte, oppure a Gerusalemme? insinua una critica al culto antico reso nel Tempio; al tempo stesso, Gesù ne inaugura uno nuovo, in spirito e verità, che si realizza nel suo corpo e nel suo sangue.
Cristo è altare, vittima e sacerdote. Cristo è il Verbo fatto carne, il Messia annunciato dai profeti e finalmente arrivato.
"La donna lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?»".
L'esperienza (liturgica) di Dio ha un esito privilegiato. Essa apre il cuore (dovrebbe!) del credente alla dimensione missionaria della preghiera e della vita.
Tanto l'AT che il NT presentano uomini e donne che fanno esperienza di Dio e immediatamente sentono il bisogno di annunciarla e condividerla. È il caso di Mosè che torna dagli Israeliti, dopo il fatto del roveto ardente; è il caso di Maria Maddalena, la mattina di Pasqua, che corre dagli Apostoli, ad annunciare che il suo Signore è vivo; è il caso dei discepoli di Emmaus, che rientrano a Gerusalemme nottetempo, sfidando il coprifuoco, per comunicare agli Apostoli di avere visto il Risorto e aver cenato con Lui...
Tutti i battezzati sono inviati ad annunciare al mondo il Risorto testimoniando che il Regno di Dio è già qui, e condividendo con gli altri uomini la gioia della salvezza. L'esperienza di Dio che avviene nella liturgia è autentica nella misura in cui è un evento di fede contagioso.
Capiamo allora perché il Concilio ha definito la liturgia come vero e proprio luogo di incontro con Dio, ove scaturisce l'esperienza della fede.
Chi diserta regolarmente le nostre assemblee festive, e presume di essere cristiano, dimostra di non aver capito nulla della Chiesa e, prima ancora di Cristo. L'affermazione è forte, lo so, ma bisogna avere il coraggio di dire la Verità, anche quando questa verità non è facile da ascoltare...