| Omelia (01-03-2020) |
| don Roberto Seregni |
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Autenticità Da lontano non riesco proprio a farmi un'idea di quello che sta succedendo in Italia. Ascolto i commenti di qualche amico, leggo qualche articolo sui giornali peruviani che presentano di sfuggita il caso corona virus. Molti di voi, probabilmente, non hanno potuto partecipare alla Messa del mercoledì delle ceneri e non potranno partecipare nemmeno a quella della prima domenica di Quaresima. Cerco di allora scrivere questa riflessione per arrivare al cuore di ognuno, per lasciare un piccolo seme di pace e di consolazione. Vi ricordo nella mia preghiera, uno a uno. Qui a Lima ci sono 40 gradi e 85-90% di umidità. Il ventilatore è il mio miglior amico di questi ultimi due mesi. Nei prossimi giorni faremo visita alle 23 comunità della nostra immensa parrocchia e mi stavo chiedendo come posso, in poche e semplici parole, spiegare il senso profondo della quaresima. Ho pensato che potrei sintetizzare tutto in una parola: autenticità. Mi sembra proprio che questi quaranta giorni possano essere vissuti come un cammino di autenticità, un tempo speciale per fare pulizia, per re-cidere ciò che non serve e de-cidere di iniziare a vivere. Per davvero. Questo cammino di autenticità inizia nel deserto. Può sorprendere, ma Matteo dice chiaramente che è lo Spirito Santo a condurre Gesù nel deserto per essere tentato. Sono convinto che tutti ne abbiamo bisogno. Dobbiamo passare questi quaranta giorni nel deserto per mettere a nudo le nostre paure e le nostre fatiche, per dare un nome ai fantasmi che ci divorano e per imparare - non è cosa da poco! - il valore di quello che abbiamo e che spesso diamo per scontato. Un esempio. Lima vanta due prestigiosi primati: è una delle città piú inquinate al mondo ed anche una delle piú grandi al mondo costruita in un deserto. L'altra sera, dopo una giornata torrida passata a visitare ammalati e terminata con un incontro in una cappellina con un bellissimo tetto di lamiera, sono rientrato a casa in condizioni pietose con un unico desiderio: infilarmi sotto la doccia. Apro il rubinetto e... nada de nada. Nemmeno una goccia d'acqua. Non è la prima volta che succede, ma ogni volta mi sento un po' di piú in comunione con tanta gente che non ha ancora acqua in casa e imparo a dar valore alle cose. Proviamo ad essere autentici, a togliere le maschere, a lasciarci amare come siamo, a dare un nome alle nostre paure. Proviamo a lasciarci portare nel deserto della Quaresima, a dar valore a quello che abbiamo, alle persone, alle cose. Proviamo a mettere Dio al primo posto, a togliere dal trono gli idoli che ci hanno portato alla follia e gustare la bellezza della preghiera. Proviamo a metterci in ginocchio davanti alla croce di Gesù. A mani giunte. In silenzio. Solo stare lí. Con Lui. Non esiste luogo piú meraviglioso. Buona domenica, don Roberto |