Oggi, prima domenica di Quaresima, iniziamo col racconto delle tentazioni affrontate da Gesù. Questo non è un raccontino estraneo alla nostra vita, no, no. Perché Gesù deve essere tentato? Per dirci che anche noi abbiamo tentazioni da affrontare, ma non dobbiamo soffermarci solo su questo, ma pensare che Gesù ci ha mostrato come affrontarle dandoci anche la forza per vincerle. Perché noi sappiamo se siamo veramente liberi solo dopo essere stati tentati. Tentato, cioè messo alla prova. Sia in ebraico che in greco che in latino tentare vuol dire mettere in difficoltà ma anche avere certezze! Noi infatti abbiamo certezze se sono state provate. Quando vedi che sei mite? Forse quando va tutto bene? No, comprendi se sei mite quando aggredito non rispondi con ira! Quando comprendi di essere generoso? Quando dai del superfluo di ciò che hai? No, comprendi di essere generoso se dai qualcosa che ti costa dare! Le situazioni lavorative, familiari, matrimoniali attraverseranno inevitabilmente momenti di crisi, e quel momento sarà il momento della verità. E questo per tantissime altre cose. Per questo S. Agostino afferma che «la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato né può essere coronato senza aver vinto né può vincere senza combattere». Dunque, un buon primo esame di coscienza è quello di domandarsi: come affronto le prove che la vita mi mette davanti?
Nella prima tentazione è scritto che Gesù dopo aver digiunato ebbe fame. Quindi la tentazione giunge nei momenti in cui siamo deboli, nei momenti in cui abbiamo delle necessità. La fame definisce la condizione dell'uomo, non viviamo se non mangiamo, abbiamo la vita ma la prendiamo da fuori, ma da dove la prendiamo? A volte usiamo dire: ho una fame che non ci vedo! Ecco le condizioni difficili che viviamo possono accecare la nostra vista spirituale a tal punto da nutrirci di ciò che invece di darci la vita, ci dà la morte! La tentazione dunque è quella di rendere commestibile ciò che commestibile non è. Cercare la vita dove non c'è. E questo non certo solo per il pane ma per tutto ciò che il mondo ci propone per soddisfare i nostri istinti non certo spirituali! Non tutto quello che ci piace è lecito! Dunque cosa mangiare? Gesù non dice no non mangio, ma risponde dicendo non di solo pane vive l'uomo ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. Dunque no alle pietre, sì al pane per tenere il corpo in piedi, ma soprattutto sì alla Parola di Dio, perché non siamo solo un corpo ma abbiamo anche un'anima!
La seconda tentazione è invece tentare Dio con le nostre azioni, fare tutto ciò che ci passa per la testa, buttarci dal pinnacolo, vivere sempre al limite pensando sempre che Dio ci venga a salvare da tutte le sciocchezze che combiniamo, col rischio, poi, che ce la prendiamo con Dio quando le cose vanno male per la nostra imprudenza.
La terza tentazione viene dal potere, tentazione questa molto diffusa. Ma spesso ambire al potere, ai regni di questo mondo ci portano a servire, ma non in senso positivo, non come dice Gesù, ma a servire il diavolo prostrandoci a lui. Ci prostriamo ma non a Dio, non al bene ma al male! Più andiamo su più andiamo giù perché sempre più sottomessi, pieni di compromessi. Esercitiamo il possesso ma non la carità. E in fondo così stiamo crescendo le nuove generazioni: valgono se possiedono, se si affermano nel mondo, «ma a che serve possedere il mondo intero se poi si perde l'anima?» (cfr Mc 8,36). Chiediamo la grazia al Signore di discernere ciò che veramente vale e per questo lottare.
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