Omelia (16-02-2020)
mons. Roberto Brunelli
Ecco la grandezza degli esseri umani

Per la terza domenica di seguito oggi si legge un al- tro passo del Discorso della montagna.
È un passo (Matteo 5,17-37) piuttosto ampio, ri- guardante norme varie, unificate da un'espressio-
ne ricorrente: "Avete inteso che fu detto agli antichi... Ma io vi dico...". A una lettura superficiale, con questa espres- sione sembra che Gesù voglia smantellare tutta l'impalca- tura del rapporto tra l'uomo e Dio, quale i suoi connaziona- li avevano ereditato da Mosè e dai profeti, per rifondare tut- to su basi diverse. Non è così e non sarà inutile chiarire per- ché. La rivelazione che Dio ha fatto di sé, e che troviamo rac- colta principalmente nella Bibbia, è stata progressiva; non è avvenuta tutta in una volta, ma si è andata ampliando e approfondendo nel corso dei secoli.
Un po' come avviene nell'arco dell'istruzione scolastica: gli studi successivi non annullano le nozioni apprese alle elementari, ma le ampliano e approfondiscono.
Nella sua infinita bontà, Dio si è rivelato poco a poco, dan- do agli uomini il tempo di assimilare realtà cui la loro sola intelligenza non arrivava. La pienezza della rivelazione di- vina è avvenuta con Gesù, il quale precisa, proprio nel bra- no odierno, di non voler cancellare la Legge o i Profeti, cioè quanto era già stato rivelato nell'Antico Testamento: "Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento".
E ne porta subito quattro esempi, relativi alle norme che i suoi ascoltatori già conoscevano, circa l'omicidio, l'adulte- rio, il divorzio e i giuramenti. Non basta, dice Gesù, una lo- ro osservanza esteriore e minimalista; a Dio si aderisce con tutto il cuore. Perciò non basta non uccidere: anche adirar- si o offendere gli altri va contro il comandamento sullìomic- idio. Non basta evitare l'atto fisico dell'adulterio: "Chiun- que guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore".
Nella legislazione ebraica si era introdotto il divorzio: in proposito Gesù ripristina la volontà di Dio, che non lo am- mette. Gli antichi erano facili ai giuramenti, con cui chia- mavano Dio a garante di quanto dicevano; Gesù comanda invece di non giurare affatto: un uomo deve dare verità alle sue parole, limitandosi a dire sì quando è sì, no quando è no. Questi, come molti altri insegnamenti del Vangelo che scrutano le profondità della coscienza e le più riposte pie- ghe del cuore, difficilmente l'uomo li avrebbe compresi da sé. Altri poi, relativi alla natura stessa di Dio e alla missione terrena del suo Figlio, pur se fondamentali per l'uomo sa- rebbero fuori della sua portata: li si conosce soltanto per- ché lui stesso li ha rivelati. Ecco la ragione per cui, nella se- conda lettura di oggi (1 Corinzi 2,6-10), Paolo può scrivere che "parliamo sì di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo. Quelle cose che occhio non vide, né orec- chio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha pre- parate per coloro che lo amano".
Egli ha creato l'uomo e - unica tra le creature - l'ha dotato di intelligenza, per potere così dialogare con lui, esporgli le sue confidenze, metterlo a parte di realtà che l'uomo da so- lo non avrebbe potuto neppure immaginare. Quale beni- gnità, da parte di Dio, e quale onore, per l'uomo! Il fatto che Dio gli si riveli manifesta come meglio non si potrebbe l'im- portanza, la dignità, la grandezza insita in ogni essere uma- no. La sua grandezza, tuttavia, implica una componente drammatica: i rischi della libertà. Dio ci ha creati liberi e co- me tali ci tratta; non ha creato dei computer o dei robot, programmati per eseguire sempre e solo i suoi comandi, ma esseri pensanti e autonomi, capaci di scegliere: persino scegliere se aderire o no a Lui. Egli non ci costringe; possia- mo anche rifiutarlo e procedere come pare a noi, con la no- stra solo umana sapienza: ma conviene valutare bene dove essa ci può condurre e dove invece ci porta la sapienza che Egli dona "a coloro che lo amano".