Omelia (10-03-2002)
don Roberto Rossi
Cristo, Guarigione e Luce nelle nostre Tenebre

E' la domenica della gioia, indicata dai testi e dai colori della liturgia. Gioia perché la luce di Cristo, venuto nel mondo, ha reso noi, suoi discepoli, figli della luce. La luce della fede, che abbiamo ricevuto nel battesimo, deve diventare sempre più viva. Il tema di fondo di questa domenica è costituito dalle parole di Gesù: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nella tenebre". Gesù è venuto ad illuminarci, a dare un senso alla nostra vita. Senza la fede, camminiamo al buio. La cultura moderna, secolarizzata e a volte atea, non dà risposte agli interrogativi profondi dell'uomo. Di fronte al senso della vita e alla morte non sa cosa dire. Un atteggiamento frequente oggi diffuso, riguardo alla luce di Cristo, è l'indifferenza, il disinteresse per le cose dello spirito. Troppo immersi nelel cose materiali perdiamo di vista l'orizzonte spirituale e soprannaturale. Inoltre se riconosciamo la luce di Cristo ne viene di conseguenza che dobbiamo imitare Cristo e cambiare vita. La fede non consiste solo nel credere intellettualmente ad alcune verità astratte, ma nello stabilire con Gesù un rapporto di amore, di fiducia, di obbedienza. La proposta del vangelo di oggi non è un messaggio, ricco di verità e di luce, ma "una persona" che è la verità e la luce. Siamo chiamati alla fede non per avere qualche idea in più, ma per vivere di Cristo, amare e imitare Cristo.

Il vangelo ci parla di un uomo, cieco fin dalla nascita. Gesù, luce del mondo, lo incontra, fa un po' di fango, gli spalma gli occhi e lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe.

"Egli andò, si lavò e tornò indietro che ci vedeva". E' il primo miracolo che Gesù compie: dona a lui la luce degli occhi.

Poi succede una discussione tra i vicini, i capi, i genitori. Il testo è molto bello e significativo; aiuta, attraverso le difficoltà, le precisazioni anche religiose ("quest'uomo che ha guarito il cieco, non viene da Dio, perché non rispetta il sabato"), a fare un vero cammino di testimonianza nei confronti di Gesù fino a giungere alla fede. Il cieco guarito ripetutamente deve raccontare a tutti quello che è successo; lo fa con chiarezza, con semplicità e verità. I farisei gli chiedono: "Tu cosa pensi di quest'uomo?". "E' un profeta!", risponde. Ma le tenebre di chi non vuol credere sono molto dense. Pur di non arrendersi alla grandezza del miracolo e di colui che lo ha compiuto, i farisei disprezzano il cieco guarito ("sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?") e lo cacciano fuori dalla sinagoga. Lo scomunicano: "noi siamo nel bene, lui è nel male".

Ma l'amore e la delicatezza di Gesù non finiscono di stupirci. La scena è di una profondtà unica, che basta rileggerla. Seppe che lo avevano cacciato, andò ad incontrarlo e gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?" "Chi è Signore, perché io creda in lui". Gli disse Gesù: Sono io che parlo con te! Il cieco guarito non ha più dubbi: "Io credo Signore". E gli si prostrò innanzi. Al povero uomo che aveva guarito dalla sua cecità, al quale - con miracolo grande - aveva donato la luce degli occhi, ora gli rivela tutto se stesso, gli dà - grazia ancora più grande - la luce della fede, la luce del cuore, il senso della vita. Quello che conta è la luce di Dio nella vita, la luce della fede, la luce della verità, la luce che fa vedere il vero volto di tutte le cose e mette in giusta relazione la vita dell'uomo con se stesso, con gli altri, con il Signore.

Gesù è la luce del mondo e della nostra vita e chi cammina dietro a lui, vive nella luce, non teme le tenebre e i pericoli del buio, delle tentazioni, dei problemi, del male.

Benedetta Bianchi Porro, immobile e cieca, aveva la vera vista. Afferma: "Ho trovato una sapienza che è più grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è amore., fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli".

Il Signore ha fatto anche per noi il grande miracolo della luce: ci ha chiamati alla luce della fede. Il battesimo, che ci ha fatto cristiani, ci ha purificati, illuminati, salvati.

Ci dice S. Paolo: "Fratelli, un tempo eravate tenebre, ora siete luce nel Signore. Compoptatevi perciò come figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità".

Con la vista e la luce della fede, che cosa guarderemo?

Dobbiamo guardare il Signore, contemplare il suo volto.

Dobbiamo guardare i doni di Dio che riempiono la nostra vita. Ci dice un testo: "Non siate ciechi"

Dobbiamo guardare la sua opera di salvezza e tutto ciò che il Signore compie in mezzo al suo popolo, nell'umanità di oggi. Questo è il discernimento. Non si può guardare il mondo solo con gli occhi e la interpretazione dei media e lasciarsi andare ai tanti pessimismi di oggi, seminati e voluti tante volte da chi ha interesse a giocare nel torbido. Dobbiamo saper vedere tutti i segni della presenza di Dio, della bontà che Lui suscita, dei cammini positivi di futuro verso i quali ci indirizza. Questo è dare lode a Dio e trovare fiducia e volontà nella via del bene. Questa è fede.

La luce della fede ci aiuta a guardare al cuore delle persone e non le cose esteriori.

Significativo è l'episodio raccontato nell'A.T. a riguardo della scelta di Davide.

Quando Samuele andò per cercare il figlio di Iesse scelto dal Signore per diventare il re del popolo, Iesse gli presentò i suoi figli, cominciando dal primo. Il Signore disse: Non guardare al suo aspetto, né all'imponenza della sua statura. Io l'ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda all'apparenza, il Signore guarda il cuore". E il Signore scelse Davide, il più piccolo, il giovane dal cuore buono.

Questo è un insegnamento molto profondo, che invita tutti a guardare alle cose importanti e non alle esteriorità e alle mode del momento o dei comportamenti umani.

Il Signore ci aiuti tutti ad avere il cuore buono.