Omelia (31-07-2005)
padre Paul Devreux


Gesù sente compassione per la folla perché vede i loro bisogni e non si spaventa.

I discepoli invece sono preoccupati perché non sanno come fare per sfamarli tutti e temono il malcontento della gente. E' come quando non so come aiutare qualcuno in difficoltà e cerco delle soluzioni. Il brutto è che spesso mi viene spontaneo farlo accusando quello che già sta male per deresponsabilizzarmi e così do il colpo di grazia al moribondo. Possibile? Faccio degli esempi. Lo faccio quando dico: "E' colpa sua, se l'è cercato, non doveva fare così, doveva fare cosa, dire così, andare lì, perché., ma.., se., io al posto suo" e così mi lavo ben bene le mani e posso continuare a vivere tranquillo e con la coscienza a posto. Dietro a questi ragionamenti, che sono accuse, c'è la mia paura di essere toccato dal dramma che vive l'altro.

I discepoli, non sapendo cosa fare, pensano che sarebbe meglio mandare tutti via e che ognuno pensi per se. Cosi il problema non li riguarda più e si sentono la coscienza a posto.

Invece Gesù non ha paura di sentire compassione per i poveri e i bisognosi. Sono la sua passione. Non si spaventa davanti ai bisogni dell'umanità, perché sa come aiutarla. L'unica cosa che ci chiede è di ascoltarlo come ribadisce tre volte anche il profeta Isaia nella prima lettura: "Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete." Ascoltare il Signore, questa è la condizione che gli permette di aiutarci più facilmente.

Ascoltando il Signore imparerò a rimanere disarmato nelle situazioni difficili, senza sentire il bisogno di difendermene accusando e imparando sempre di più a pregare il Padre, come faceva lui.