Omelia (17-07-2005)
LaParrocchia.it
La pazienza divina

Nel mondo in cui viviamo c'è la luce e ci sono le tenebre; nel cuore di ogni uomo c'è il bene e c'e il male; nel campo di frumento c'è la zizzania che cresce vicina al buon grano. Di fronte a questa realtà, il nostro atteggiamento sia quello di Dio.

- Atteggiamento di comprensione. E' inevitabile che ci sia nella Chiesa, come in ogni uomo, un miscuglio di santità e di peccato, di bene e di male. Benché santa nelle sue radici, nella sua linfa', la Chiesa è pur sempre composta di peccatori. E ognuno di noi, nonostante le grazie ricevute, resta inclinato al male: "Io non faccio il bene che voglio - dice san Paolo - ma il male che detesto".

- Atteggiamento di pazienza. Talvolta siamo sorpresi, quasi scandalizzati, vedendo che Dio "lascia fare", e non colpisce immediatamente i fautori di disordini e di ingiustizie. Ma Dio non può rinnegare se stesso: la sua pazienza è il riflesso della sua infinita bontà. "Egli è lento nel punire, è pieno di bontà verso le sue creature".

- Atteggiamento di fiducia. La pazienza che ci viene raccomandata, sull'esempio di quella di Dio, non è sterile rassegnazione, collera repressa o amara disperazione. Essa è un'attesa calma e serena. E' un fiore dell'anima che promette frutti saporiti. Deve passare l'inverno perché possa esplodere la primavera. Il tempo della pazienza è il tempo della gestazione. Dio trova sempre il mezzo di ordinare tutte le cose, anche il male, al trionfo del bene, alla vittoria dell'amore.