| Omelia (17-07-2005) |
| Comunità Missionaria Villaregia (giovani) |
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Il Regno di Dio e' Ricordo di aver letto, parecchi anni fa, un libro di testimonianze di alcuni brigatisti che si erano dissociati dalla lotta armata. Uno di loro appassionato di lettura, riferiva di aver trovato nella biblioteca del carcere un libro che narrava la storia del Duomo di Milano. Leggendo, era rimasto colpito dal fatto che la sua costruzione aveva richiesto decenni e decenni. "E noi - diceva a se stesso - pensavamo di costruire una società nuova nel giro di pochi anni!" Era il desiderio - ingenuo e ardito - di procedere rapidamente usando tutti i mezzi, anche la violenza, per realizzare il sogno che premeva nel cuore. In Perù negli anni 80-90 era attivo il movimento rivoluzionario Sendero Luminoso. Il loro motto era: "Distruggere per ricostruire", distruggere un intero Paese, una civiltà di milenni, per ricostruire dal nulla... Di ciò che hanno distrutto niente è stato ricostruito. Pensiamo a tutte le ideologie e agli imperi che si sono succeduti nella storia: un loro denominatore comune il trionfalismo, hannoimpiegato molti mezzi per arrivare al potere. Oggi la Parola ci parla del Regno di Dio. E Gesù usa tre Parabole, tre immagini semplici per esprimere cosa intende Lui per Regno dei Cieli: "Un campo dove cresce insieme, grano e zizzania"; "Un granellino di senapa, il più più piccolo di tutti i semi" "Un pugno di lievito, che una donna prende per impastare la pasta". Le tre immagini che Gesù usa vanno sicuramente contro la mentalità del tempo, dove vi era l'attesa di un Messia trionfalistico, di un Messia che avrebbe liberato il popolo dall'oppressione romana, da un re ingiusto e dittatore. Ma Gesù si presenta in modo diverso da tutte le attese e questo già crea un certo sconcerto. La sua predicazione sceglie temi presi dalla vita quotidiana, dai piccoli gesti di ogni giorno, ciò che c'è di più piccolo. "La piccolezza" è la caratteristica del Figlio dell'uomo che è venuto per servire e dare la vita per tutti. Ed è questa piccolezza che è segno della grandezza di Dio. Sceglie un campo dove crescono insieme grano e zizzania, il buono e il cattivo, il terreno è lo stesso e sembra che in questo regno ci sia posto per entrambi: Dio è un Dio che si presenta paziente e misericordioso, che attende che quella zizzania si converta in grano, non la sradica subito. Se Dio ci condannasse al primo nostro errore, non ci sarebbe uomo sulla terra, invece il Signore paziente e Misericordioso, lento all'ira e clemente, attende con perseveranza la nostra conversione. Sceglie un seminatore che semina il più piccolo tra i semi, la senapa, fiducioso che crescendo diverrà il più grande degli alberi. Gesù vuole dirci che l'atteggiamento del suo Regno è la fiducia, come il contadino che ha fiducia che nel piccolo seme si racchiuda la prosperità del suo raccolto, così Dio ha fiducia che ogni essere racchiude potenzialità nascoste, divine, infinite; ha fiducia che in ogni gesto d'amore, anche il più piccolo, è presente quella potenzialità divina capace di far esplodere la più grande delle rivoluzioni: la rivoluzione dell'amore. Sceglie ancora l'esempio del lievito, una piccola misura capace, però, di far lievitare tutta la massa del pane. La presenza del Regno è come questo lievito: è sufficiente che ci siano "due o più riuniti nel suo nome, e Gesù sarà presente", perché il Regno sia presente, dirà Matteo pochi capitoli più avanti. Sono sufficienti due persone che scelgono di stare insieme nel nome di Gesù, perché ci sia la Chiesa, perché la testimonianza della sua Presenza generi fecondità. Pazienza, Fiducia, lo stare insieme anche di pochi nel Nome di Gesù, sono caratteristiche del Regno, caratteristiche che il cristiano è invitato ad assumere per far crescere il Regno. Gesù dà valore a ciò che è piccolo, nascosto, per invitarci ad assumere ogni gesto della giornata come occasione privilegiata per diffondere il suo Regno. L'invocazione del Padre Nostro: "Venga il tuo Regno" è allora soprattutto un impegno, un invito concreto a far venire il Regno, compiendo qui sulla terra piccoli gesti, ma che contengono la Sua Presenza. Abbiamo conosciuto Roberta a San Paolo, dopo i primi incontri, abbiamo saputo che suo padre era morto assassinato per essere stato testimone, durante il suo lavoro di poliziotto, di un intrigo tra "guangues" (bande). Tante volte, Roberta ha espresso la sua difficoltà di accettare la morte del papà e a perdonare il responsabile di questo omicidio. Un giorno ci ha confidato: "Quando incontro per strada l'uomo che ha ucciso mio padre, mi sento come sconvolta, sto male... Non riesco ad alzare lo sguardo, non l'ho mai guardato in faccia... è più forte di me". Mesi fa', dopo una celebrazione eucaristica, Roberta ci è venuta incontro raggiante. Commossa, ci ha raccontato l'esperienza che aveva vissuto: "Durante l'omelia, mi sono accorta che l'assassino di mio padre, passando per strada, si era fermato sulla soglia del garage che funge da cappella. Inizialmente, ho avuto la stessa sensazione di sempre. Di tanto in tanto, guardavo con la coda dell'occhio per vedere se era ancora lì o se fosse andato via. Sorpresa, constatavo che si era proprio fermato a Messa. Durante la consacrazione, ho chiesto al Signore che venisse in mio aiuto perché potessi perdonare sinceramente questo fratello che mi ha fatto tanto soffrire... Al momento del segno di pace, ho sentito sprigionarsi dentro di me una forza che non avevo mai sperimentato. Per la prima volta, ho desiderato avvicinarmi a lui e così, guardandolo in faccia, gli ho detto: 'La pace sia con te'. Dopo aver pronunciato queste parole, mi sono accorta che la pace che avevo augurato a lui era discesa in me e abitava il mio cuore. Capite? L'ho perdonato... Quasi non riesco a crederci: ho perdonato l'uomo che ha ucciso mio padre!" Buona settimana. |