Omelia (17-07-2005)
don Mario Campisi
Dio e' meraviglioso

Leggendo il brano tratto dal libro della Sapienza (1^ lett.) e la pagina del Vangelo di Matteo (3^ lett.), balza subito evidente che la liturgia intende anzitutto orientare la comunità a prendere coscienza di quanto sia meraviglioso il nostro Dio.

E' importante fare memoria della vera identità di Dio perché noi uomini abbiamo la pessima abitudine di incasellarlo nei nostri schemi mentali angusti e il più delle volte deformati. E' molto facile, poi, che l'immagine di Dio da noi custodita e proposta sia un sottoprodotto creato dal particolare stato d'animo che stiamo vivendo in quel dato momento.

Quando pensiamo a Dio o parliamo di lui dobbiamo scrostare la sua immagine da tutte quelle opacità che il tempo e gli uomini via hanno depositato sopra. Dobbiamo riscoprirlo e proporlo nel suo più autentico originale. In lui l'inaccessibile ha un volto, una parola, un comportamento; è Gesù stesso che è il primo ed autentico esegeta del Padre: "Chi vede me vede il Padre", "Chi ascolta me ascolta il Padre".

La liturgia della Parola questa domenica ci riunisce e ci illumina interiormente perché diventiamo capaci, alla scuola della Sapienza, di estirpare dal nostro cuore la zizzania che incrina ogni nostra capacità e sovverte ogni nostra libera scelta.

La parabola della zizzania ci offre la visione di un campo di grano, la cui crescita è contrassegnata da una potenza nemica. Ciò che appare subito scandaloso ai "servi" del Vangelo è la tolleranza, da parte di Dio, della presenza dei peccatori in mezzo ai giusti.

Vi è dunque qui una lezione di pazienza perché non sta a noi decidere chi è il buono, chi il cattivo, anche perché la parabola ci sottolinea l'aspetto escatologico della crescita: "Lasciate che l'una e l'altra crescano insieme fino alla mietitura..." (v. 30).

La parabola del granello di senapa ci mette di fronte il contrasto tra il piccolo seme e il grande albero che diventa "tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami". La chiave di lettura ci è data dalla precedente parabola: il figlio dell'uomo ha seminato nel mondo un regno apparentemente piccolo, ma che finirà per svelare il suo progetto di universale salvezza. Il credente, pertanto, non può sentirsi impotente e scoraggiato di fronte allo sfacelo del mondo, perché sa che Gesù ha inaugurato la tappa decisiva della storia della salvezza e la porterà a compimento.

Se il granello di senapa può diventare "un grande albero", un po' di lievito fa fermentare una quantità immensa di farina (v.33). Ebbene il regno è presente nel mondo come "lievito" e la sua crescita raggiungerà la pienezza escatologica "fino a che tutta la farina fermenti".

Gesù annuncia, dunque, che il regno di Dio ha un inizio oggi (seme), una fine (la mietitura), separati da un tempo di crescita (i frutti). Egli prevede, prima del raccolto, un tempo intermedio durante il quale si manifestano l'intelligente attività del credente e le opere del maligno. Bisogna solo pazientare e tollerare la mescolanza dei buoni e dei cattivi, fino al giudizio finale. In tutto questo lasso di tempo la fede è necessaria per scoprire dentro l'apparente immobilità della massa il fermento della Parola e la gloria che si manifesterà.

Le parabole che oggi il Vangelo di Matteo considera, mettono in risalto l'impegno a compiere scelte radicali, nella vita di ciascuno di noi, secondo la volontà di Dio. La riuscita non dipende solo dal terreno in cui cade il seme, ma soprattutto da Dio che dispone dei tempi: viene così esclusa ogni forma di attivismo ecclesiale basato sulle sole possibilità umane (una sindrome molto diffusa!).

Anche in seno alle nostre comunità ecclesiali, oltre che nel mondo, il maligno è all'opera. Ma il regno del Figlio dell'uomo è già presente nel mondo attraverso la Chiesa in cammino.

Spesso i buoni si lamentano per lo scandalo che provoca la sorte contraddittoria dei cattivi su questa terra. In questo contesto perdente, l'umanità, nella sua sete di giustizia, si è portata verso un capovolgimento di sorti nell'aldilà.

Il figlio del regno e il figlio del maligno, allora, sono nella coscienza di ognuno di noi fino a che o rifiutiamo definitivamente l'amore di Dio o accettiamo la novità di colui che nella sua Chiesa è il regno in cammino.

Il regno di Dio non è un concetto, una dottrina, ma atteggiamento di accettazione e di ascolto, perché esso è completamente azione di Dio.

Ciò che può stupire della Chiesa è che Gesù è presente in essa e nel mondo nonostante il male. Ma proprio lui, Sapienza divina incarnata, ha detto la parola decisiva avendo condiviso e portato su di sé tutto il male degli uomini per consentire loro di superarlo in lui, con lui, per mezzo di lui.