| Omelia (10-07-2005) |
| don Mario Campisi |
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Il germe della Tua Parola Possiamo pregare perché la primavera manifesti nel creato la bellezza e la ricchezza di Dio: "Visita la terra, Signore, e benedici i suoi germogli" (Salmo responsoriale). Possiamo pregare per chiedere al Signore che faccia crescere e fruttificare le opere dell'impegno umano. Ma, secondo le linee liturgiche di questa domenica, siamo invitati a ripetere quella invocazione perché il Signore ci visiti con la sua Parola, perché così faccia crescere e giungere a frutto il balbettìo della parola umana, che è quasi il germoglio della verità, posto in noi da Dio stesso. Però questa preghiera avrà significato e sgorgherà dal cuore solo quando il credente sarà consapevole dell'aridità e della vacuità della sua parola, così da sentir vivo il bisogno di Dio: "Di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua" (Sal 6,2). Questo sospiro viene rifiutato dall'autosufficienza dell'uomo di oggi. Occorre anche riconoscere che i discorsi degli uomini, quando si distaccano dalla parola di Dio, diventano portatori di errori e di discordie; ma allo stesso tempo possiamo avere fiducia, perché Dio ci parla sempre. La parola di Dio si è voluta fare così vicina a noi, da umanizzarsi. Gesù, Parola di Dio, si è donato per guidarci e salvarci. Il frutto perenne di questa Parola, seminata nel mondo, in ogni cuore, è la comunione col Padre, mediante la redenzione operata dal Figlio, nello Spirito Santo. Questo mistero di comunione vive ed opera nella Chiesa, che è il corpo di Cristo. La Chiesa ha imparato ad ascoltare la parabola del seminatore come un messaggio di speranza: Dio ha donato con totale generosità la sua Parola, l'ha diffusa nel mondo; ci attesta che non ha seminato invano. Per questo la Chiesa educa sempre i suoi figli ad accogliere questo dono regale, perché essi possano proclamare la Parola di Dio. Nutrita e guidata dalla Parola, la Chiesa sente il compito dell'evangelizzazione come primo momento della sua presenza nel mondo, per manifestare così la presenza di Gesù, suo capo: "Ecco, il seminatore uscì a seminare" (Vangelo, v. 3). Gesù, Parola del Dio vivente, si è fatto uomo in un giorno preciso della storia; la sua opera di seminatore non è terminata con l'ascensione al cielo: continua per mezzo della Chiesa, viene fecondata col dono dello Spirito. Abbiamo sempre bisogno di invocare Cristo, perché ci visiti, benedica "i suoi germogli": dobbiamo chiedergli che continui in noi, col dono dello Spirito, la sua opera di seminagione, di illuminazione, perché ci apriamo a lui e lui possa parlare al nostro cuore. La civiltà del benessere ha veramente indurito il cuore dell'uomo. La cultura delle immagini ha nascosto, fatto scomparire il volto di Dio. Già dall'inizio della giornata si vive nell'angoscia di una felicità artefatta, irraggiungibile: ha ancora senso la gioia dell'orante biblico: "Al mio risveglio mi sazierò della tua presenza"? Sono infatti molti gli ostacoli che la Parola di Dio può trovare nel nostro cuore: spesso è una "strada" di intenso traffico, dove la Parola viene calpestata; oppure è un "terreno sassoso" e coperto di "spine", condizionato dall'incostanza, dalla ricerca terrena. Il punto debole della vita cristiana consiste proprio nel fatto che non desideriamo Dio e la sua Parola veramente e intensamente; talvolta il nostro incontro con Cristo si limita al compimento di impegni religiosi, che finiamo per cercare in quanto confortanti per noi stessi; perciò, in realtà, più che ascoltare Dio, il nostro desiderio rientra in noi. Dobbiamo crescere nel desiderio di Dio, se vogliamo che la promessa del profeta si compia: "La parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero" (1^ lettura). |