| Omelia (10-07-2005) |
| padre Romeo Ballan |
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Dio, un seminatore "prodigo ed ostinato" Riflessioni Poche cose nella natura sono così piccole e quasi invisibili, eppure così potenti e sorprendenti come il seme. Ce ne sono a miriadi e di ogni specie, entrano dappertutto, si attaccano ai vestiti senza che ce ne accorgiamo; sembrano insignificanti, eppure sono forti, resistenti e con capacità enormi di sviluppo. Tutte le piante di un bosco, un frutteto o un giardino hanno origine da un pugno di semi: in essi la Natura ha concentrato potenzialità di sviluppo quasi infinite. Gesù, da bravo Maestro e attento osservatore della natura, nella parabola odierna – detta del seminatore – tesse il suo noto e straordinario insegnamento partendo proprio dal seme. Sono tre le angolature sotto cui si può studiare questa parabola: il seminatore, il seme e i terreni; tutti e tre con una proiezione universale. Anzitutto, il seminatore sorprende per la sua prodigalità: agisce da 'inesperto', getta il seme dappertutto, quasi senza voler accorgersi dove finisce: strada, sassi, spine, e finalmente il buon terreno. Il seminatore è il simbolo della speranza: spes in semine, si dice. È l'immagine di un Dio di speranza e di misericordia, prodigo e 'ostinato' nella distribuzione dei suoi doni: ama tutti, vuole che la sua parola arrivi a tutti, "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tim 2,4). E così nella vita e culture di tutti i popoli, anche se non ancora evangelizzati, si trovano doni e valori che hanno la loro origine e pienezza nel Dio che è Padre di tutti e datore di ogni bene. L'annuncio missionario del Vangelo di Gesù, che è la pienezza del Regno, fa crescere tali valori – sono i cosiddetti i semi del Verbo (cf. S. Giustino) - e li porta alla perfezione. Perché il seme è la Parola di Dio, è Gesù stesso, Verbo e dono del Padre, Dio in carne umana. Egli è come la pioggia (I lettura) che scende dal cielo per irrigare, fecondare e far germogliare dalla terra nuovi frutti (v. 10). La potenzialità di questo Seme divino è infinita: offre a tutti gli uomini la salvezza, non vi sono barriere che possano impedire che la salvezza arrivi a chiunque, compreso il più disperato o il più 'indegno'. Nel mondo, che è il campo del Padre – sempre bello da contemplare! – (Salmo responsoriale), non vi sono persone o realtà irrecuperabili. Questo è il fondamento dell'ottimismo cristiano, con tenacia e al si sopra di ogni resistenza. Dio offre generosamente la sua salvezza a tutti, senza eccezioni, ma non forza nessuno, rispetta la libertà umana. Dio ha scelto di lasciarsi condizionare dai terreni: i diversi terreni hanno la capacità di accogliere o di rifiutare il seme. Questo è il dramma dell'esistenza umana, con la sua facoltà di scegliere tra essere strada, sasso, spine, o terra buona. E anche questa con diverse capacità di risposta e realizzazione: al 30, al 60, al 100%. Dentro questi meandri del cuore umano si inserisce l'opera dello Spirito (II lettura), che è presente nella creazione che geme e soffre in attesa della salvezza piena dei figli. * Nella storia e nel lavoro missionario si fa spesso la grata scoperta di tesori di santità e di grazia anche là dove tutto sembra arido e sassoso. Nel profondo Darfur (regione occidentale del Sudan, oggi tristemente nota per le violenze) Dio ha fatto brillare la santità di Bakhita. In mezzo agli odi della tremenda guerra civile del Congo (1964), Dio ha acceso la luce di Clementina Anuarite, martire della castità e del perdono. Tra le testimonianze recenti di terreni buoni si possono ricordare: Goretti, Gandhi, Madre Teresa e tanti altri conosciuti a livello delle Chiese locali. Parola del Papa * "Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini". Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 39 Sui passi dei Missionari - 11/7: S. Benedetto da Norcia (480-547), abate, "Padre e Patrono d'Europa", fondatore, patriarca dei monaci in Occidente. - 13/7: S. Enrico II (973-1024), imperatore; con la moglie S. Cunegonda propagò la fede in Europa, fondò monasteri e Diocesi. - 13/7: B. Mariano di Gesù Euse Hoyos (1845-1926), sacerdote colombiano, parroco di Angostura, esemplare per virtù e zelo. - 13/7: B. Carlo E. Rodríguez Santiago (1918-1963), primo beato di Porto Rico, dedito alla liturgia e catechesi. - 14/7: S. Camillo de Lellis (1550.1614), sacerdote, dedito al servizio degli incurabili, fondò i Ministri degli Infermi. - 14/7: S. Francesco Solano (1549-1610), francescano spagnolo, missionario in Panamà, Perù, Argentina. - 14/7: B. Ghebre Michael (Etiopia, 1791-1855): convertitosi dall'ortodossia, divenne lazzarista e soffrì il martirio. - 15/7: S. Vladimiro (+1015), principe della Russia di Kiev, si convertì (988) e divenne fondatore del Cristianesimo in Ucraina. - 15/7: B. Anna M. Javouhey (1779-1851), francese, fondatrice delle Suore di S. Giuseppe di Cluny, per i bisognosi e le missioni. - 16/7: S. Maria del Monte Carmelo, rifugio del profeta Elia, luogo ispiratore dell'Ordine dei Carmelitani. - 16/7: BB. Andrea di Soveral, gesuita, e Domenico Carvalho, uccisi durante una Messa (+1645) a Natal (Brasile). |