| Omelia (03-07-2005) |
| don Marco Pratesi |
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Piccoli davanti al Padre La liturgia domenicale prosegue il suo itinerario attraverso il Vangelo di Matteo. Ci ha in precedenza proposto alcuni passi del discorso missionario e nelle prossime domeniche ce ne proporrà alcuni dal discorso in parabole. Tra questi due discorsi Matteo inserisce una sezione narrativa, nella quale emerge la fatica di molti dei contemporanei di Gesù a capire il suo annunzio, e anche l'aperto rifiuto, soprattutto da parte dei capi religiosi di Israele. Il brano che abbiamo letto fa parte di questa sezione; Gesù esprime il suo giudizio su questa difficoltà e su questo rifiuto. I "sapienti e gli intelligenti" non possono accogliere il mistero del Regno perché il Padre lo ha loro nascosto, e lo ha invece rivelato ai "piccoli". Chi sono questi piccoli? Sono la gente semplice del popolo, che ascolta la parola di Gesù, che lo saluta come profeta e inviato di Dio quando entra a Gerusalemme, suscitando lo scandalo dei sapienti, i capi dei sacerdoti e gli scribi, i quali vorrebbero invece che Gesù li facesse tacere. Ma rispondendo loro, Gesù cita proprio un salmo che vede fiorire la lode di Dio appunto sulle labbra dei piccoli (Sal 8,2; Mt 21,15-16). Gesù qui chiama il Padre, insolitamente, "Signore del cielo e della terra". Ebbene, questo Signore così grande ha voluto chinarsi sui semplici e rivelarsi a loro. La sapienza del Vangelo è alla portata di tutti, perché riguarda la vita, e la vita tutti la vivono. Ne sono esclusi solo coloro che sono "sapienti e intelligenti", ad essi rimane nascosta. "Sapiente" è in questo senso colui che crede di sapere e non si rimette in discussione, che oramai è fermo; colui che crede di vedere già e non si lascia illuminare; colui che crede di essere sano e non cerca il medico. "Sapiente" è colui che costringe a forza Dio e la verità negli schemi che si è costruito. Come ogni capacità e ricchezza umana, la scienza - in qualsiasi campo - è qualcosa di positivo e, come ogni dono di Dio, va apprezzata e impiegata. Ma come ogni capacità e ricchezza umana essa può anche diventare una trappola, un idolo talmente forte da far perdere l'umiltà di fronte a Dio, la fiducia in lui. A quel punto la verità si nasconderà. Per questo Gesù può esultare: non perché gioisca dell'esclusione di qualcuno dal Regno, cosa impossibile, ma perché è bello che il Padre (non) si riveli così; e di questo possiamo - e dobbiamo - gioire anche noi. Signore, donaci lo spirito di piccolezza e di umiltà, per poter conoscere te e il Padre, e in questo trovare ristoro e consolazione. Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci liberi da ogni presunzione, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente. Al Padre Nostro: Animati dallo Spirito di Gesù, spirito di piccolezza davanti al Padre e di fiducia totale in lui, preghiamo come il Signore ci ha insegnato: |